Economia Spaziale, il ruolo delle Agenzie e dei Privati.

Intervista a Giovanni F. Bignami

di F. Pallavicini e L. Spairani






Durante la conferenza "The Future of Science" tenutasi a Venezia lo scorso settembre Giovanni Bignami ci ha concesso una breve intervista sul tema "Economia Spaziale" ed in particolare sul ruolo dei privati e delle Agenzie nel suo futuro sviluppo.

D. Professor Bignami, attualmente lo spazio è visto più come teatro di ricerca scientifica che non come luogo in cui possa svilupparsi una nuova Economia. Ritiene che questa situazione possa cambiare nell'immediato futuro?

R. La ricerca scientifica nello Spazio, dallo Sputnic in avanti ha sempre svolto un ruolo trainante. Le applicazioni sono venute quando l'industria ha acquisito la tecnologia grazie ai programmi scientifici ed è diventata capace di sfruttarli. Un esempio spettacolare è il programma Galileo. Galileo oggi possiamo farlo perchè prima c'è stata tutta una serie di missioni scentifiche che hanno permesso lo sviluppo delle tecnologie di puntamento dei satelliti, trasmissione, telemetria, telemisura. Il risultato adesso è che l'industria può produrre 24 satelliti in serie uno uguale all'altro, satelliti che non hanno nessun interesse tecnologico o scientifico ma soltanto un forte interesse commerciale e politico. Per arrivare a questo risultato c'è stato bisogno, prima, dei satelliti di ricerca.

D. Che spazio c'è per i privati? Per esempio lo scorso hanno Burt Rutan è riuscito ad eseguire un volo suborbitale alla quota di 100KM con un costo di ordini di grandezza inferiore a quello delle missioni gestite dalle agenzie spaziali ....

R. Andare nello spazio è un rischio. Io ero all' Agenzia Spaziale Italiana quando cercavamo disperatamente aziende Italiane che volessero investire qualcosa per mettere loro strumenti sulla ISS (Stazione Spaziale Internazionale). E' stato un flop completo.

D. Interessante ... si accusano le Agenzie di portare avanti solo esperimenti "di ricerca pura" e non in un'ottica di un possibile sfruttamento anche industriale dello spazio, in altre parole le Agenzie non vedono lo spazio come una nuova frontiera da aprire.

R. Vero, io ritengo che il compito delle agenzie è portare avanti, con i soldi pubblici, la frontiera tecnologica. Sviluppare ulteriormente e sfruttare "industrialmente" le tecnologie rese disponibili dovrebbe essere compito delle industrie private. Noi cittadini paghiamo con le nostre tasse (tramite le Agenzie ndr) industrie come Alenia, Telespazio, Laben per fare "cose" di punta, tecnologicamente molto avanzate. Le aziende acquistano tecnologie e a questo punto dovrebbero investire i loro capitali per sfruttare industrialmente e applicativamente le tecnologie acquisite.

Giovanni Fabrizio Bignami (nato nei dintorni di Milano nel 1944) ha contribuito alla pianificazione, progetto e realizzazione o allo sfruttamento scientifico di quasi tutte le maggiori missioni spaziali per l'astronomia e l'astrofisica delle alte energie, partendo dalla missione TD-1 dell'ESRO (1972) subito dopo il suo dottorato nel gruppo di Beppo Occhialini (Milano,1968) e continuando con la missione ESA COB-B (1975).

E' stato autore o co-autore di piu' di 300 articoli scientifici, spaziando dalla fisica, alla strumentazione, all'astronomia galattica ed extragalattica, aprendo la strada alla ricerca di nuovi oggetti celesti usando tutti i "canali" disponibili all'astronomia sia da terra che dallo spazio. Ha partecipato attivamente alla missione XMM/Newton di cui e' stato "principal investigator" dal 1988 al 1999.

Per la sua scoperta di "Geminga" ha vinto nel 1993, con J.Halpern, il premio "Bruno Rossi" dell' American Astronomical Society. Professore di Astronomia presso l'Università di Pavia, GFB è membro dell'Accademia dei Lincei, dell' Academia Europaea, dell' International Astronautics Academy ed è stato nominato "Officer de l'Ordre National du Merit" in Francia. La Royal Society e il COSPAR hanno assegnato a GFB il 2002 Massey Award for space science, insieme a J. Paul. Nel 2004 il Ministro dell Cultura italiano ha assegnato a GFB il sio premio quinquennale per l'Astronomia.

Dal 1997 al 2002 GFB è stato Direttore Scientifico dell' ASI ed ha rappresentato l'Italia presso il "Science Policy Committee" dell' ESA.

Attualmente GFB è Direttore del Centre d’Etude Spatiale des Rayonnements a Tolosa (Francia) ed è membro del CNES science advisory bodies. E' anche chairman dell' ESA’s Space Science Advisory Committee e sempre per l'ESA GFB coordina il Cosmic Vision 2015-2025 space science plan.

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D.Purtroppo questo non succede. Le grandi aziende aerospaziali aspettano l'ESA (o la NASA) come commitente e non rischiano del loro.

R. Vero, questo è un grosso errore da parte delle aziende.

D. Ritiene che il turismo spaziale possa essere un modo per uscire da questa situazione ed innescare una vera "economia" dello spazio.

R. Pia illusione. Il turismo spaziale è un business che fanno i russi perchè hanno una gran fame di soldi, hanno le Soyuz disponibili, ti fanno fare un giro per 20 milioni di dollari, paghi e la cosa finisce li.

D. C'è anche la Virgin che ha dichiarato che inizierà a breve voli spaziali.

R. Non saranno voli spaziali ma voli suborbitali: vai su, vomiti e torni giù ...

D. Può comunque essere un inizio.

R. Non so cosa dire, sicuramente tutto fa brodo. In effetti se il sig. Hilton comprasse un pezzo di stazione spaziale e ci facesse l' "Hilton in Space" ... Ma bisogna investire un capitale significativo. Per il momento ho visto solo 3 o 4 persone che hanno speso 20ML di dollari per farsi un giro.

D. Un altro tema che interessa la nostra rivista è quello dell'energia. Ritiene che il "Solar Space Power" possa avere un ruolo nella soluzione dei problemi energetici nel prossimo futuro?

R. L'energia solare viene e verrà sfruttata nello spazio per utilizzo in loco e sicuramente avrà un ruolo fondamentale se si costruiranno stazioni o impianti sulla Luna. Sulla Terra la fonte di energia del futuro immediato è quella nucleare. E' inutile tergiversare; bisogna rimettersi a produrre energia nucleare con umiltà partendo da dove la natura ha messo l'energia: nell'atomo. La densità per mq dell'energia solare è quella che è: anche se la si "cattura" nello spazio. Io penso che per quanto riguarda l'energia sia più logico politicamente impegnarsi nel nucleare classico e in prospettiva per la fusione.

Grazie per la disponibilità e la franchezza.

[021.FPLS.TDF.2006 - 21.09.2006]