| Newsletter TDF 2/2005
COSTITUZIONE EUROPEA, DEMOCRAZIA E LIBERTÀ | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Carissimi Co-Planetari,
Credo sia doveroso riflettere, per quanti si augurano una crescita della democrazia e della libertà, su alcuni avvenimenti recenti ed imminenti. Parlo del referendum francese ed olandese sulla costituzione europea, e dei referendum di domenica 12
e lunedì 13 giugno, sulla fecondazione assistita.
Dico subito, da neo-umanista e da libertario democratico, che giudico lo strumento del referendum un vettore di miglioramento della democrazia, di crescita sociale e di incremento della libertà delle persone. Il referendum, se ben gestito, è quindi uno strumento che può aiutare i cittadini a diventare sempre più sovrani, e sempre meno sudditi.
Per quanto riguarda i recenti referendum francese ed olandese, esprimo per prima cosa il mio grande fastidio per la lettura distorta e strumentale del risultato del voto, che viene da più o meno tutte le parti politiche. Il risultato del voto viene letto come: anti-europeo, anti-euro, contro l'allargamento a 25 stati, anti-liberista, solo per citare le letture più frequentate dai politici.
Nessuno si è chiesto se per caso i cittadini abbiano inteso esprimere, più semplicemente, la bocciatura di questa bozza di costituzione. Questa è invece esattamente la mia opinione.
Premetto che, se fossi stato chiamato a votare, probabilmente avrei votato sì alla costituzione, per dare un sì all'Europa, nonostante la completa inadeguatezza della carta costituzionale proposta. Si veda anche, a proposito della bozza di Costituzione, il forum
http://www.tdf.it/cgi-bin/dcforum/dcboard.cgi?az=list&forum=DCForumID21&conf=DCConfID2
, in cui si propongono dei requisiti utente per una carta costituzionale del terzo millennio.
Quindi non posso dar torto a chi ha bocciato un documento - composto di 500 articoli, fitto di riferimenti ad altri testi - per pensare di interpretare il quale occorre avere una laurea in
giurisprudenza. Per avere titolo di commentare tale dotta essudazione di
menti superiori occorre essere dei costituzionalisti. La bozza di costituzione presentata al voto è una sorta di "latinorum", discutibile solo da
parte di gran sacerdoti costituzionalisti. Parlo in termini pratici, ovviamente: personalmente avevo iniziato lo studio del documento, con l'intenzione di commentarlo dettagliatamente, ma una stima prudente del tempo necessario - tenuto conto dei molti riferimenti ad altri testi - mi dava almeno un mese/uomo. Francamente non ho tutto quel tempo, a meno che qualcuno non mi
metta a disposizione un budget. Quindi si tratta di un testo (i) incomprensibile
(ii) inutilizzabile, da parte dei cittadini sovrani, cioè da parte di coloro che, pagando le tasse, ne hanno finanziato lo sviluppo!
Ora, gli estensori, invece di prendere atto della bocciatura del testo da parte dei loro sovrani, e
mettersi di buon impegno a lavorare per un'alternativa, si arrabattano nelle ipotesi più fantasiose, pur di non riconoscere la propria inadeguatezza!
Allora, prima di procedere alla stesura di un'altra bozza, occorrerebbe intendersi (come abbiamo proposto circa un anno fa) sui requisiti utente della costituzione, e già che ci siamo, anche della stessa Unione Europea.
Proporrei quindi un grande referendum popolare, contemporaneo in tutti gli Stati chiamati a votare, che ponga almeno le seguenti domande:
Mi fermo, perché la lista di domande rischia di allungarsi molto, anche se sarei tentato di chiedere ai sovrani se intendono ancora pagare stipendi da 20.000 Euro mensili ai parlamentari, per poi avere in cambio un servizio veramente pessimo. Non sarebbe meglio pagare un buon stipendio (diciamo a livello dirigente industria), e magari esigere curriculum ineccepibili per ammetterli nelle liste elettorali? Ma sarei già contento se tutti i cittadini sovrani degli Stati dell'Unione potessero rispondere alle semplici domande esposte. Basterebbe organizzare il questionario online, e poi istituire dei punti pubblici e l'assistenza necessaria, affinché anche i cittadini che non possiedono un collegamento internet possano recarsi a votare. E veniamo all'argomento dei referendum, che in questi giorni in Italia catalizza giustamente l'attenzione. Credo sia del tutto superfluo dirvi come voterò per i 4 referendum di domenica 12 giugno: da sempre mi sono espresso per la libertà di ricerca, proponendo di destinare un 8x1000 dell'irpef alla ricerca scientifica, e sul mio orientamento libertario non ho mai fatto mistero, quindi quattro SÌ sono per me ovvia conseguenza di tutto il mio pensiero (mi è venuta anche la rima!) Mi interessa però qui ragionare sull'istituto del referendum, che ritengo uno strumento fondamentale per allargare la democrazia diretta. Fra l'altro, con le tecnologie di comunicazione in rete ormai consolidate, e la diffusione pressochè totale del telefono, potremmo essere già molto più avanti, tanto che mi viene da pensare a tendenze masochiste di massa, se ancora non ci sbarazziamo di un personale politico così retrogrado e lontano dal reale sentire della gente. A parte le polemiche (dicono che bisogna "pensare positivo" :-), basta guardarsi intorno, anche abbastanza vicino, per trovare esempi positivi: la Svizzera, paese in cui il referendum è usato davvero, come strumento di democrazia diretta - e non per fingere di raccogliere il "consenso popolare" - come da noi. Non c'è alcun quorum, ed i referendum sono ritenuti validi anche se va a votare solo il 20% degli aventi diritto. Vige un semplice principio: chi vuole decidere va a votare, a chi non va a votare sta bene ciò che decidono gli altri. In questo modo la gente è molto più stimolata anche a cercare l'informazione, e mettersi in grado di decidere con coscienza. Si deve anche pensare che l'astensione, come opzione di voto, induce una regressione della democrazia. Infatti, se tra le opzioni di voto c'è l'astensione (ben diversamente dal votare scheda bianca), il voto non è più segreto: è infatti molto facile, specie nelle piccole comunità, per le "autorità" prendere nota di chi va a votare e chi no. Quindi chi da' l'indicazione dell'astensione auspica in realtà il ritorno ad epoche ancora più buie della presente, in cui i cittadini erano il "gregge", ed i "pastori" la facevano da padroni. Per quanto ne so, l'Italia è l'unico caso, in Europa, in cui il referendum non è valido se non si raggiunge il 50% dei votanti. Allora, fra tante battaglie referendarie portante avanti sinora dai Radicali (e meno male che ci sono almeno loro, non a caso vergognosamente respinti da ambedue gli schieramenti maggioritari italiani!), perché non indire un referendum per: - abolire il quorum dalla legge referendaria - ammettere anche referendum propositivi, e non solo abrogativi? Sarebbe una decisa spallata in direzione di una vera riforma democratica e civile in questo Paese!
Guardate in alto! Adriano Autino
INOLTRE: TdF ha iniziato un nuovo corso. Abbiamo registrato la testata in tribunale (fra un paio di settimane dovremmo avere il numero), abbiamo un direttore responsabile, e sono in gestazione molte iniziative, un sito completamente rinnovato, e molte altre novità, per tenere il passo con la nascita della space economy! Se vuoi saperne di più, manda un semplice messaggio di conferma, oppure usa la form di Iscrizione, e sarai inserito nella mailing list dei Partner di TdF: non ti costerà nulla, e farai parte di uno dei pochi Club rivolti al futuro, in questo Paese! | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
[010.AA.TDF.2005 - 09.06.2005] |