Una sera d'autunno

Un racconto inedito di A. Autino

Quella sera rientravo dal lavoro prima del solito. Erano solo le sette e mezza, ed un bel tramonto autunnale colorava il cielo a occidente. Il cortile di casa mia era un quadro di luci ed ombre, di pulviscoli dorati e colori cangianti. Fu forse per questo che non notai subito il veicolo. Era sul prato, parzialmente in ombra. In seguito mi parve che tendesse a mesmerizzarsi con i castagni, il capanno degli attrezzi, le foglie cadute. Lui, invece, lo notai immediatamente. Contemplava il tramonto, in piedi, con le mani giunte dietro la schiena, circa a metà della scaletta di tufo che porta all'ingresso di casa, quindi non lo vidi subito in faccia. Ma poi, quando fui sceso dalla macchina, e stavo avviandomi (come faccio sempre quando il tempo è bello, invece di entrare in casa passando dal garage), verso quella stessa scaletta, si voltò e mi squadrò da capo a piedi. Fu come se fossi entrato nel fascio di luce di un riflettore molto, molto potente. Restai impietrito non saprei dire per quanto tempo, mentre cercavo di studiare lo strano visitatore e di indovinare il motivo della sua visita. Lo sconosciuto, di statura medio-alta, vestiva con grande eleganza ma senza ostentazione: mi sembrò un completo di cashmere vellutato, color whisky, e una camicia cremisi di squisita fattura, ma senza cravatta. Portava i capelli castani piuttosto lunghi, ed una barba dorata, tagliata molto corta. Alla fine, avendo visto che non mi muovevo, si decise a scendere ed a venirmi incontro, e nel far questo accentuò il leggero sorriso che gli avevo visto in volto da quando si era girato. Giuro che l'aria si mosse intorno a lui, assunse colori vagamente iridescenti, fluendo armoniosamente, quasi per favorire il movimento ed accentuarne la bellezza plastica. Mi resi conto di avere di fronte una persona non comune, e di essere partecipe di qualcosa di molto, molto inconsueto. Non potevo guardare quegli occhi senza sentirmi in pace ed al tempo stesso galvanizzato, come non mi ero mai sentito in vita mia, e non mi era possibile distogliere lo sguardo. No, non c'era alcuna ragione per distogliere lo sguardo. Era lo sguardo della fiducia assoluta; comunicava che non c'era nulla da temere, e che qualcosa di unico stava per accadere. Poi lui tese la mano, io finii per riscuotermi e la strinsi. E finalmente parlò: 

— Salve, sono Gesù di Nazaret. — 

Volete la verità? Non fui molto stupito, e gli risposi come se tutti i giorni mi capitasse di incontrare divinità e santi. 

— Che posse fare per lei, Signore? — Ridicolo, pensai subito, incontri Gesù e gli dai del lei? Almeno l'avevo chiamato Signore, mi dissi per trovarmi un po' meno cretino... Ma Lui non sembrò farci caso. 

— O nulla, solo fare quattro chiacchiere! Ehi, amico, rilassati, e ti prego, diamoci del tu. Sai, ai miei tempi non si usava il lei. — 

Bene, pensai, tirando il fiato, almeno non sembra che stia pensando a me per compiti tipo rifondare la sua chiesa, o cose del genere. Immediatamente la mia mente riprese a funzionare a pieni giri. Che cosa dovevo fare? Offrirgli qualcosa da bere, farlo accomodare, già ma dove? Ti capita di incontrare Gesù Cristo e lo presenti subito alla famiglia? Mmhh... no, non funziona, pensai. Tutti si sarebbero messi a fargli domande, io non avrei potuto fargli le mie, forse non avrei potuto neanche capire se stava facendo una specie di inchiesta oppure voleva parlare solo con me. Magari sarebbe scaduto il tempo e sarei rimasto con il classico pugno di mosche, invece di solide risposte ad alcune domande. Fu quindi con grande egoismo che gli dissi: 

— OK, senti, in casa mia c'è molta gente. Magari ti porto a conoscerli dopo, se hai tempo. Se vuoi fare due chiacchiere ci conviene andare nel mio ufficio. — Così lo feci salire in macchina (sicuro, Gesù Cristo!), e lo portai in ufficio. Spazzai via tutta la carta dal tavolo delle riunioni. Lui si accomodò con naturalezza, come se non avesse mai fatto altro che partecipare a meeting aziendali. Pescai dal frigorifero un paio di birre belle fresche e due bicchieri (di quelli migliori, che sembrano di vetro), gli misi davanti lattina e bicchiere e mi sedetti. Mentre lo guardavo armeggiare un po' impacciato con l'apertura della lattina, esordii: 

— Bene, di che vogliamo parlare? — Ovviamente non stavo in me dalla curiosità, e tentavo furiosamente di mettere in ordine le tante domande che si accavallavano nella mia mente. Intanto mi venne in mente, oddio, forse dovrei registrare questo incontro, e se poi non fossi in grado di ricordarmi esattamente tutto quanto? Bevve la sua birra, assorto, ed osservandomi, mentre la gustava, non senza alcune smorfie di compiacimento. E allora parlai ancora io.

— Senti, ma perché vuoi parlare proprio con me? Ci si aspetterebbe che tu vada a parlare con il Papa... — Inarcò le sopracciglia, manifestando stupore. 

— Ti sembra che io sia uno che bada alla gerarchia? Sono venuto da te perché ho dato un'occhiata al tuo sito web, e quello che ho letto mi ha convinto che sei una persona che pensa con la sua testa, senza idee preconcette. — 

— Ma, Gesù, guarda che io non credo molto alla tua divinità, non che io la neghi del tutto, beninteso. È che non ho vere prove né a favore né contro... insomma, io sono agnostico! —  

Ecco, pensai, l'ho detto: evitare gli equivoci, innanzitutto; adesso forse si alzerà ed andrà a cercare un credente. Ma no, stava lì, ed aveva riacceso quel suo sorriso disarmante. Mi diede un buffetto su una mano. 

— Adriano, io non cerco "credenti". Cerco persone oneste, che mi spieghino cosa diavolo succede su questo pianeta. — Restai di stucco. 

— Scusa, ma non eri onnisciente? — balbettai — E poi dove sei stato negli ultimi duemila anni? — Distolse lo sguardo, arricciò le labbra, e si fissò per forse cinque secondi gli stupendi stivaletti che aveva ai piedi. 

— Ecco, diciamo che sono stato via, per lungo tempo... e, per quanto riguarda l'onniscienza, quella era una fissa di Papà. — Alzò brevemente gli occhi al cielo. — Francamente non sono mai stato convinto che sia giusto spiare per tutto il tempo, e mettere sempre il naso negli affari della gente. — 

La mia incredulità era in crescendo. Ben strana la parte che mi trovavo a giocare: ovviamente la conquista della mia posizione agnostica, parecchi anni prima, mi aveva più o meno liberato dal dover credere o negare una serie di dogmi, o almeno così avevo pensato. Ma ciò non mi impediva, in quel momento, di prendere le parti di tutti i credenti, che mi sembravano un po' traditi, nella loro buona fede.

— Ma..., ma qui la gente ti prega! Credono che tu veda tutto, che li aiuti, che prima o poi premierai gli onesti e punirai i prepotenti, gli assassini, i malvagi! — Mentre parlavo mi dicevo: ma che sto facendo, mi metto a prendere le parti dei suoi fedeli??! Avevo gesticolato con le mani, e mi stavo appunto guardando le mani, quindi non vidi subito la sua espressione, poi la vidi. Per un lungo momento la sua aura colorata parve smorzarsi, la luce straordinaria degli occhi si velò, e mi sembrò solo un uomo, un uomo molto vecchio, che si è assunto dei compiti enormi, e teme di non arrivare a portarli a termine. Ma si riprese. Fu come se, resosi conto di un calo di energia, avesse attivato una qualche routine di rifornimento. Tornò rapidamente allo splendore precedente, si drizzò sulla sedia e posò la lattina di birra, riprendendo il suo tono gentilmente scherzoso.

— Sono un po' indietro con la posta, effettivamente, ma mi rimetterò in pari! — Mi venne da chiedergli: se non era stato sempre presente, nel corso di questi 2000 anni, ad ascoltare ed aiutare la gente, adesso la maggior parte di quelle persone è morta, ed anche se si rimette in pari con "la posta", come potrà aiutarli? Ma, se cominciavo a cavillare, non mi sarei più fermato, ragionai, e c'era ben altro di cui discutere.

— No, non sono morti. — Fece, come se mi avesse letto nel pensiero (e magari lo stava davvero facendo). — Essi vivono, i loro geni vivono, nei loro figli, nipoti, bisnipoti. Io posso aiutare la loro progenie. Ricordi? "Io sono la resurrezione e la vita, io sono la continuazione dei geni e la via" — Disse, un po' citando le Scritture ed un po' parafrasandole... — È questa la resurrezione: ogni vita continua nei figli, ai quali trasmette parte della propria cultura e del suo schema etico di valori. — 

— Oh, lo so, l'ho visto. — Disse ancora anticipando le mie obiezioni. — Il clero ha preso alcune mie parole di allora e le ha cristallizate in dogmi immutabili, mortificando così l'intelligenza umana e rischiando di vanificare tutto il mio lavoro! Ha trasformato la mia stessa vita in una serie di dogmi e misteri incomprensibili, al solo scopo di perpetuare ed arricchire la burocrazia ecclesiastica! — 

Vedevo l'aria come crepitare intorno alla sua testa. Fu più forte di me, il timore reverenziale aveva ormai lasciato il posto ad una folle sensazione di familiarità con lo straordinario. — Ah no, senti, non avrai in mente un'altra "cacciata dei mercanti dal tempio", eh? — 

Gesù rise divertito. — Ve ne ricordate ancora, sì? Chissà perché, quell'episodio non è stato eretto a dogma! No, rassicurati, il mercato è un valore della civiltà, e poi non ho nessuna intenzione di fare apparizioni sensazionali in pubblico. —

Uh, pensai, niente miracoli né apparizioni? Ma, allora... mi trattenni dal saltare a conclusioni o a domande che portassero a chiarire le sue intenzioni prima di aver discusso alcuni punti che mi stavano a cuore. 

— Il mercato è un valore, dici? Ma non fosti tu a dire "È più facile che un cammello passi nella cruna di un ago, che un ricco andare in Paradiso"? — 

Fece un'espressione a metà tra il maestro paziente e l'autocritica, e si strinse un po' nelle spalle. — Ma questo era 2000 anni fa, benedetti ragazzi! Hai idea della situazione sociale e dello sviluppo delle forze produttive, 2000 anni fa? Il mezzo di produzione in uso era la schiavitù, non potevi essere ricco se non possedevi persone come se fossero animali. I ricchi esercitavano sugli schiavi ogni sorta di violenza e soppraffazione, ed il diritto di vita e di morte. Ti pare che potessero entrare facilmente nel Regno dei Cieli? — 

Mi scrutò, per vedere se capivo. Oh, se capivo! La semplice chiarezza di quel ragionamento mi colpì come un pugno. A cosa erano servite generazioni di teologi, per secoli e millenni, se non erano stati capaci di interpretare dinamicamente il verbo del Signore?

— C'era forse l'elettronica, 2000 anni fa?! Nel ventunesimo secolo avete, per la prima volta, la possibilità di diventare ricchi senza più maltrattare i vostri simili. 2000 anni fa invece era necessario... codificare il sacrificio, per renderlo meno avvilente, per dare nobiltà al sacrificio, che in tanti modi diversi era necessario. Sì, l'avvilimento porta alla perdita di coraggio, allo squallore ed al nulla, al nichilismo completo. Era necessario, capisci, necessario, nobilitare il sacrificio, perché la gente comunque non perdesse la speranza, la passione e la buona volontà, anche nelle condizioni più atroci. La croce, il simbolo di quel sacrificio, ha impedito in questi 2000 anni che la civiltà umana, o almeno la sua parte cosiddetta occidentale, naufragasse nel nulla e si autoannientasse. —

Apprezzai quel suo riconoscere l'esistenza di altre filosofie religiose nel mondo, ma questo allargava ovviamente il discorso ad altri schemi di valori ed altri modelli di percezione della realtà... Vedevo la sua grande (infinita?) onestà, e vidi come potevo facilmente perdermi nelle innumerevoli discussioni possibili. Avevo la possibilità di un'intervista con Dio, e non avevo potuto prepararmi! Scacciai questa linea di preoccupazioni, che potevano portarmi solo all'immobilismo dialettico.

— Il sacrificio. — Dissi, restando sull'argomento, ed accettando che fosse lui a guidare il discorso. — Noi latini ne siamo ossessionati, credenti o no, cattolici, socialisti o liberali. Se uno diventa ricco, anche onestamente, si sente subito poco meritevole, perché non è conforme al modello del sacrificio... e quindi comincia ad esercitarsi per diventare davvero un mascalzone. —

— Esatto. — Nostro Signore mi dava ragione: non potevo crederci! — La filosofia del sacrificio è il principale ostacolo, da queste parti, alla nascita di un nuovo codice etico, superiore al precedente, che apprezzi il valore della ricchezza prodotta onestamente, senza maltrattare nessuno. Il nuovo schema di valori si baserà sulla gioia creativa, e sul piacere di creare opere meravigliose, per la gioia del nostro prossimo. — Feci per aprire bocca, ma Gesù mi prevenne. 

— So che stai pensando a Lutero. Sì, la riforma aveva molte potenzialità. Lutero spazzò via gran parte della ingombrante e soffocante teologia ammassata in 1500 anni da una burocrazia ecclesiale il cui principale obiettivo era il potere. Affermò la libertà dell'individuo, incoraggiò le arti, le scienze, la cultura, la lettura e la scrittura, e riaffermò il ruolo pastorale di servizio del sacerdote, contro la concezione burocratica, paternalistica ed autoritaria della mediazione tra l'uomo e Dio. Ma cosa aveva Lutero? Solo la Bibbia. Sì, il vecchio libro di Papà. — Girò gli occhi per la stanza, e fece uscire un piccolo sbuffo, gonfiando appena le guance. Trattenni una risatina, mentre proseguiva. — Lutero spazzò via i nuovi dogmi, ma finì per rivalutarne di vecchi. O forse vi fu costretto, visto che aveva impostato la sua azione sul "riportare la chiesa alle origini". E non colse, come io avevo sperato, i contenuti innovativi del mio lavoro, le differenze tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento... — Dovette notare qualche perplessità nel mio sguardo. Non ero perplesso per la sostanza del suo discorso, con la quale potevo facilmente concordare al 100%, ed anzi ero estasiato per come Gesù sapeva mettere al loro posto tanti tasselli del mosaico, con una logica semplice e perfetta (!). Ero stupito per la quantità di dogmi che, nel suo discorso, cadevano come birilli. Mi guardò fisso.

— Mi hai mai sentito parlare, nei Vangeli, di un qualsiasi popolo "prediletto da Dio"? Mi hai mai sentito dire che Dio lo avrebbe aiutato a sterminare gli altri popoli ed a depredarne le terre? Quelli erano i problemi che Papà aveva avuto prima, quando le "Nazioni"erano solo tribù di selvaggi. Volle sceglierne una, per iniziarne il cammino verso la civiltà. Quando io vissi la mia storia sulla Terra c'era già l'Impero Romano, e la società era già molto più complessa e sofisticata. Il mio messaggio fu: gli uomini sono tutti fratelli, e non ci sono popoli "prediletti". Lutero ed i suoi successori non fecero molto caso a questa parte delle scritture. Favorirono il progresso, ma anche il perpetuarsi di dogmi tribali che, aihmè, durano ancora oggi. Spesso mi domando come si sarebbe sviluppata la storia se il Concilio di Trento avesse, davvero, ricucito lo Scisma tra la Chiesa Cattolica e quella Protestante. Ma sono speculazioni inutili. Lo scisma ha creato due civiltà divise e parallele, che si sono sviluppate secondo modelli diversi: il premio al sacrificio, quella Cattolica, il premio al successo, quella Protestante. Data l'impostazione dualistica della filosofia occidentale, i due modelli non avrebbero potuto convivere, non in questi ultimi cinquecento anni. — Parve meditare, assorto, per qualche istante. — Chissà se le chiese sarebbero capaci di ripensarci, oggi, mettendo in comune i valori migliori di entrambe... — 

Scosse la testa, come a voler scacciare un pensiero ozioso, e bevve un sorso dalla sua birra. Io mi alzai per sgranchirmi le gambe. Non avevo guardato l'orologio, e neppure lo guardai allora. Vide che non intendevo per il momento fare commenti, e continuò.

— Gran parte del problema sta ovviamente in Aristotele. La mia storia fu scritta in Greco, e fu distillata nello schema percettivo dualistico di quella grande e cocciuta civiltà. Poi Costantino la impugnò come una spada, per meglio forgiare il suo impero e sottomettere le provincie. Le mie parole alimentarono l'odio, anziché l'amore. Fui ben io a dire "Chi non è con me è contro di me". Certo non l'avrei detto neppure allora, se avessi previsto l'orribile integralismo che ne sarebbe seguito, le guerre, i massacri, le distruzioni, per millenni! Ma certo non lo direi più oggi. Il Dalai Lama non è con me, ma certo non mi è contro!—  

Stavo lì, ad ascoltare e vedere l'autocritica di Nostro Signore! 

— Il pensiero occidentale si è forgiato sul dualismo aristotelico. Bianco e nero, tutto o niente, bene e male, peccato e santità. Ancora oggi non siete capaci di accettare la coesistenza di modelli diversi e magari contrastanti, e continuate ad arrabattarvi per sceglierne uno e distruggere l'altro. So di aver contribuito in parte a tutto questo ed, appena ho potuto, sono venuto a vedere se posso aiutare. —

— Appena hai potuto... ma, Gesù, la gente ti crede onnipotente!... —

— Ancora! — Questa volta il Maestro stava quasi per andare in collera con il suo allievo testone. — Non sprecare il tuo talento per confutare i dogmi obsoleti! Essi saranno confutati da principi positivi di nuova qualità. L'onnipotenza di Dio faceva parte della propaganda, per incantare gli uomini primitivi, e molto è stato ingigantito dalla tradizione orale. Tu non hai più bisogno di propaganda, né di miti. Nuovi miti non farebbero che alimentare la superstizione e l'irrazionalità. L'umanità è ad una soglia: solo la vostra intelligenza conta, ormai. Ed il vostro grande numero. — Attese qualche secondo, prima di proseguire. Dovevo dirgli che stava confermando una per una tutte le mie intuizioni? Tanto sa già tutto, pensai, e forse è venuto da me proprio perché io la penso così... possibile che ciò che penso mi sia stato in qualche modo... ispirato? Dovevo essere del tutto trasparente ai suoi occhi, perché passò subito a rassicurarmi.

— Dio, come siete fragili ed insicuri! È giusto quello che pensi, e non dubitare, l'hai pensato da solo. Da secoli ci guardiamo bene dall'ispirare questo o quell'altro. Sì, in questo almeno siamo d'accordo. Dobbiamo lasciar fare al vostro... disegno a lungo termine. Proprio così, il disegno, tu diresti il progetto, di Dio. Intervenendo continuamente si fa solo confusione. Non dovete temere: il progetto era eccellente. Le milestone previste erano poche: il tocco iniziale, per innescare lo sviluppo della vita su un mondo completamente inorganico; un tocco successivo, per suggerire ad alcuni organismi animali più evoluti la strada dell'intelligenza. Poi avremmo dovuto ritirarci, ma, come vedi, il desiderio di affermare il nostro potere a volte, e l'amore altre, ci hanno portati ad intervenire ancora. E neanche adesso sono capace di starmene del tutto fuori dalle scatole... — 

— Ehi, ehi, fermati un attimo. Stai dicendo che l'umanità è una specie di esperimento genetico??!? Quale sarebbe l'obiettivo dell'esperimento? E perché Dio avrebbe bisogno di fare esperimenti? — 

— Amico, non è che ti possa dire proprio tutto. E, credimi, non sono certo di aver io stesso compreso tutti gli obiettivi del progetto. —

— Come! Ma se non lo sai tu che sei Dio! — Poi, pensai, se in mezz'ora ho accettato l'idea della non onnipotenza e non onniscienza di Dio, di cosa devo ancora stupirmi? 

— Beh, il vostro concetto di Dio è stato idealizzato nei secoli, come qualcosa di perfetto ed inarrivabile. Ma, come ti sarai già reso conto, anche noi abbiamo i nostri limiti, che cerchiamo pazientemente e tenacemente di superare. C'è un problema di fondo: la quantità e la varietà di intelligenze al lavoro. Per questo abbiamo bisogno di aiuto. Non di un aiuto qualsiasi, ma dell'aiuto di intelligenze superiori. Sì, il progetto prevede che gli uomini e le donne siano un giorno "come Dio". Ma, affinchè siano davvero in grado di aiutarci a risolvere il problema, dovranno arrivarci per loro strade originali, senza essere influenzati dalla nostra esperienza, almeno nei passaggi chiave. Ci sono molti aspetti dell'universo che non riusciamo ancora a capire, ed a collocare nella loro giusta luce, e speriamo che voi riusciate a vedere le cose da un punto di vista differente. Per questo dovemmo cacciare i primi esseri intelligenti dal "giardino dell'Eden". Erano talmente intelligenti che vedevano benissimo la via più veloce per risolvere tutta la loro curiosità: avere le risposte direttamente da Dio. Erano stati fatti troppo a immagine e somiglianza di quel vecchio melagomane di Papà. No, la creazione dovette ricominciare da uno stadio molto più primitivo. Mi rendo conto che tutto questo comporta un carico di sofferenze, miseria e privazioni difficilmente tollerabile. Ma non inutile. Solo così potrete essere in grado un giorno di aiutarci, lo capisci questo? — 

— Sì, lo capisco, Maestro, ma ugualmente la mia curiosità, ed il desiderio di saperne di più, mi spinge a domandare. Come usciamo dalla situazione attuale? Hai detto che siamo ad una soglia, il che significa che il momento è particolarmente critico, e la maggior parte della gente manco se ne accorge. Siamo 6.5 miliardi, il mondo è diventato piccolo, e non si vede nessuno spiraglio di buona volontà, tutti pensano solo al proprio benessere personale, e non si curano di obiettivi a lungo termine. Ho recentemente pensato che solo un miracolo potrebbe permetterci di fare il passo decisivo. Come vedi l'attuale congiuntura? —

— È difficile, te ne do atto. Ma non è mai stato facile. L'esperimento, come tu lo chiami, ha avuto molto successo. Siete 6.5 miliardi di intelligenze attive: la più grande ricchezza che... — S'interruppe, e trovai molto buffo vedere Nostro Signore che cercava il termine più adatto, per rispondermi senza rivelarmi troppo. — che questa parte della galassia abbia mai avuto. Non è così comune, la vita intelligente, non spunta come i funghi. Prova a calcolare quante probabilità ha la vita intelligente di nascere su una palletta di roccia che rotola nel cosmo. —

Mi lasciò meditare per qualche secondo su tale paradosso, e poi riprese.

— La vita intelligente ha ovviamente i mezzi che nessun'altra forma di vita ha mai avuto, per sopravvivere oltre le possibilità e le risorse del pianeta che la ospita: la tecnologia e la scienza. Ma, rispetto ad altre forme di vita, ha anche più avversari. Il resto della natura cerca di eliminarla, come si è sempre sbarazzata, senza problemi, di tutte le specie che si avvicendano nel ciclo ecologico di un pianeta. Ma l'intelligenza ha anche altri competitori, molto più pericolosi: l'intelligenza stessa, e tutte le forme nichiliste che l'intelligenza stessa può generare. Tutte le filosofie che si oppongono alla buona volontà, alla sperimentazione, alla prova ed errore, con paziente annotazione e confronto dei risultati. Tutte le filosofie che prendono a pretesto gli errori non per chiamare a nuovi tentativi, ma per convincere la gente che è meglio lasciar perdere, lasciar fare a Dio, al demonio, oppure, in questi ultimi tempi, lasciar fare alla natura. Se preferisci mettiamola così: uomini lasciate davvero fare alla natura, alla vostra natura, la vostra natura di ricercatori, ingegneri e scienziati, umanisti, poeti, filosofi! La vostra natura è la vostra cultura, di umani terrestri. —

La birra era terminata, fuori era buio. Suonò il telefono: mi chiamavano da casa, per sapere se andavo a cena oppure no. Diedi un'occhiata all'orologio, erano le nove e mezza passate. Mi scusai con mia moglie, raccomandandole di non aspettarmi per la cena, chè avrei mangiato qualcosa al mio rientro. Lei era inquieta: mi disse che c'era uno strano veicolo parcheggiato nel prato di casa, e che nessuno aveva suonato il campanello. Risposi che lo sapevo, e che le avrei spiegato poi. Non era molto convinta, ed avrebbe parlato ancora, ma la pregai di avere pazienza, rinnovandole la promessa di prossime spiegazioni. Gesù si era alzato dalla sedia, aveva gettato le lattine vuote ed i bicchieri in un cestino della carta straccia. Fui preso dal panico. L'incontro era finito? Ci sarebbero state altre occasioni? Che cosa mi sarei rimproverato, per il resto della mia vita, di non aver chiesto? Eppure stavo proprio bene, di risposte ne avevo avute, eccome! Anche se, quanto a sapere cosa fare in concreto, ero al punto di prima, o anche più frustrato. Avendo avuto una così autorevole conferma di essere nel giusto con tante delle mie intuizioni, diventava ancora più frustrante il non sapere come muovermi per dare una possibilità a quelle linee di pensiero di realizzarsi. E poi c'erano ancora tante domande.

Mentre mi avviavo a spegnere le luci, chiudere l'ufficio, chiamare l'ascensore, gli chiesi:

— Beh, magari non potrai rivelarmi il fine ultimo, e la natura del problema che saremo chiamati a risolvere, ma almeno mi puoi confidare qualche obiettivo, a distanza più ravvicinata, che la nostra specie dovrebbe o potrebbe raggiungere? —

— Oh, ma questo è scritto nei vostri geni, purchè non perseveriate nell'errore di contrastarlo! L'uomo è l'animale più curioso del creato! Siete esploratori e colonizzatori per natura. Ci si aspetta che la vostra specie compia il passo decisivo verso le stelle, e cominci ad esportare la vita, su mondi altrimenti morti e polverosi. Accendere altri gioielli blu sul velluto nero dello spazio del sistema solare, questo è il vostro destino, almeno nel futuro immediato. Ed anche qui sono certo di non dirti nulla di nuovo. Nulla in natura è mai statico, incontaminato. La natura è contaminazione continua, confronto tra specie e forme di vita diverse. Voler conservare, sclerotizzare certi ambienti come sono è pura follia, se non peggio. È la morte, ma non la morte da cui rinasce la vita. È la morte perenne, come creare dogmi filosofici. Solo un mondo morto può restare uguale a se stesso per tanto tempo, ma alla lunga neppure, perché finirà per sgretolarsi in polvere, quando l'ultima scintilla vitale sarà spenta. Ricorda le mie parole: io sono la resurrezione e la vita. —

Disse questo mentre uscivamo dall'ascensore, e poi percorremmo l'androne, per uscire in strada e riprendere l'auto. Non avevo altro da dire. Ero in pace, e pensavo che in qualche modo avrei trovato le strade per portare la "lieta novella" allo scoperto. Poi, mentre viaggiavamo nel breve tragitto tra l'ufficio e casa mia, il Maestro parlò ancora:

— Non aver timore, incontrerai altre persone che, come te, hanno pensieri giusti. Non gli stessi pensieri tuoi, ma altri, complementari. Credo che ti sia più chiara, adesso, l'importanza delle diversità culturali, e della varietà di sentieri che portano alla conoscenza, ed a soluzioni orginali. E forse sarai anche più tollerante verso di noi, che perseguiamo un nostro progetto che vi coinvolge. Dovrete formare una specie di club, il resto verrà quasi da sé. —

Eravamo di nuovo nel cortile di casa. Scese dalla mia macchina, mi fece un cenno di saluto ed un sorriso, e salì sul suo veicolo. Non sembrava un addio, ma un arrivederci, e non sentivo alcuna urgenza di fargli altre domande, e neppure la curiosità di vedere il suo veicolo da vicino. Neanche quando questo cominciò ad alzarsi nell'aria, senza alcuno sforzo apparente.

[008.AA.TDF.2004 - 31.01.2004]