La tirannia del petrolio

di A. Autino

Dispersioni di petrolio nell'Oceano Indiano (SIR-C/X-SAR, Space Radar Images of Earth)

La recente accensione di focolai di terrorismo in Arabia Saudita da parte dei terroristi di Al Qaeda getta una nuova luce sul conflitto in atto, che dall'11 settembre 2001 ha acquistato dimensioni planetarie. I veri obiettivi di questo gruppo jiadista - in cui molti vedono motivazioni ideologiche e religiose contrapposte al modello occidentale capitalistico - sono oggi più chiari. In Saudi Arabia non ci sono "invasori" americani, c'è invece una "famiglia" petrolifera, la monarchia saudita, con la quale la cosca di Bin Laden intrattiene rapporti di faida, normali relazioni di alta finanza, insomma. Come si intreccia questa storia con la famiglia Bush e con le lobby petrolifere occidentali? Sembra che il film di Michael Moore, recentemente vincitore della palma d'oro al festival di Cannes con il suo documentario Fahreneit 9/11, dia numerose e sostanziali informazioni in proposito. Districare la verità sarà forse impossibile, quel che è certo è il crollo del castello ideologico messo in piedi ormai tre anni fa dai contendenti: combattere il "satana" capitalista da una parte, liberare il mondo dal tiranno Saddam Hussein e dalle sue (insesistenti) armi di distruzione di massa, dall'altro.

In base a tali favolette il pianeta è precipitato in una spirale militare involutiva da cui appare oggi molto difficile uscire. L'economia mondiale, già duramente provata dall'esplosione della bolla della new economy, e devastata in continuo da una direzione strategica basata sull'ingegneria finanziaria, ha subito un ulteriore tracollo, grazie al conflitto mondiale strisciante, che delinea un futuro a tinte molto fosche, tutt'altro che pacifico commercio e mercati in espansione. Quali sono quindi le prospettive? Hanno ragione coloro che vedono complotti nazi-fascisti dietro l'attuale direzione politica statunitense? Siamo guidati da mostri che precipiteranno il pianeta in uno spaventoso conflitto, dai tratti regressivi oltre ogni possibile immaginazione, per il loro esclusivo interesse personale e delirio di grandezza? 

Non ho mai creduto alle teorie del complotto, né che il mostro, se esiste, abbia una testa sola. Il mostro ha tante teste, ben lungi dall'essere in accordo tra di loro. Inoltre il mostro, più che di persone, è composto di strutture politico-economiche, burocrazie pubbliche e private auto-perpetuantesi (che nessun sistema maggioritario bipolare riesce mai veramente a smantellare), che hanno solide radici nella nostra società del benessere, e che traggono i loro budget da programmi ragionevolissimi e persino "sostenibili". Il mostro si nutre di ideologie superate e di false metafisiche: qualsiasi straccio di bandiera, meglio se logora e senza prospettive reali, serve per mantenere il potere economico, e bloccare lo sviluppo tecnologico che porterebbe all'obsolescenza di diverse "mucche da mungere" ed all'affermazione di nuove stelle nascenti.

Perché il mostro utilizza bandiere ideologiche logore ed obsolete? Intanto perché una vera ideologia moderna, frutto di analisi sociale aggiornata, rischierebbe di conquistare la parte più intelligente e sveglia della società, e quindi di stanare e dissolvere il mostro stesso. I fantasmi ideologici (come il socialismo ed il capitalismo vetero-industrialista) e le metafisiche regressive (come quella verde), sono tanto più comodi: attraggono un buon numero di persone credulone e che non vanno molto per il sottile, fanno sufficiente confusione e, nella confusione - lo diceva anche Mao Tse Tung ("grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente") - i vari capibastone hanno sempre avuto buon gioco nel reclutare le loro bande e spadroneggiare sui vari feudi. 

Allora, paradossalmente, bisognerebbe quasi ringraziare Bin Laden e soci per aver finalmente attaccato in Saudi Arabia! Questo accende un riflettore da qualche milione di watt su tutta la vicenda: il vero problema è il petrolio. Bene, sento già un coro di "bella scoperta!", da parte di quelli che sanno tutto, sempre insofferenti di fronte allo stupore ed alle scoperte. Ovviamente questa non è una novità (ne abbiamo anche scritto parecchio, su TdF, si veda "USA-IRAQ : una guerra commerciale", ed anche "Piu' di 110 milioni di Terrestri manifestano per la pace. Rompere i monopoli! Privatizzare il petrolio!"): la novità è che oggi sia molto più chiaro di prima, davanti all'opinione pubblica mondiale, quella che va a votare, e che con i suoi orientamenti può scegliere nuove direzioni politiche, per lo meno nei paesi retti da democrazia parlamentare, per quanto imperfetto questo sistema possa essere. Ancora più urgente sarebbe quindi la nascita di una vera alternativa politica, ma questo è un altro problema.

L'impennata speculativa del prezzo del petrolio, in questa estate 2004, dimostra ulteriormente l'estrema criticità del problema energetico. Tutti gli esperti pronosticano un fabbisogno crescente di energia e di risorse. La Cina, in fase di industrializzazione caratterizzata da una crescita e due cifre, e l'India, che seguirà a ruota, stanno drenando le risorse energetiche e di materie prime a livello planetario. Fra l'altro ciò fu pronosticato dal Prof. Carlo Rubbia quasi dieci anni fa (si veda Oltre i limiti delle sviluppo). Si veda anche l'ampia analisi svolta da Alberto Cavallo (di Eurinome), nel suo saggio Petrolio: crisi epocale?.  Comincia quindi ad apparire, in tutta la sua drammaticità, il problema della finitezza delle risorse del nostro (per ora unico) pianeta. Sembra quasi una vanteria ricordare che su questo sito, sin dal 1997, abbiamo scritto "E' finito il mondo", all'umanità serve dell'altro mondo. Avevamo infatti scritto che due terzi dell'umanità non potranno più svilupparsi, a meno che non si apra il sistema, e non si acceda alle risorse del sistema solare. Oggi sono i commentatori dei telegiornali quotidiani, a riportare le opinioni degli esperti: le risorse del pianeta non basteranno, per la crescita economica del continente asiatico. L'alternativa appare dunque molto chiara, per chi la vuol vedere: un conflitto gigantesco fra oriente ed occidente, oppure la ricerca di altre risorse, diverse da quelle (finite) del nostro pianeta.  

Due sono i mostri involutivi più virulenti, che bloccano lo sviluppo della nostra civiltà e possono quindi precipitarla in una spirale regressiva senza ritorno: l'ingegneria finanziaria fine a se stessa e la totale dipendenza energetica dal petrolio. Sulla fine dell'era industriale abbiamo scritto molto, su TdF (si veda, ad esempio, "La società elettronica in cerca di nuovi referenti politici", ed anche "Nasce un Millennio analogico ed umano"), per evidenziare il passaggio all'era elettronica ed i cambiamenti sociali connessi. Sulla fase dell'ingegneria finanziaria fine a se stessa non abbiamo ancora scritto, ma bisognerà scriverne. Ritengo questo un fenomeno forse meno strutturale, che potrebbe essere spazzato via abbastanza facilmente se appena si manifestasse qualche nuovo asse di vero sviluppo industriale (e la space economy appare molto promettente, da questo punto di vista, posto che riesca a vedere la luce).

Per quanto riguarda il petrolio invece il discorso è molto diverso. È vero che l'era della sua obsolescenza è cominciata da un pezzo, almeno da quando la consapevolezza del carattere finito delle risorse minerali combustibili è di dominio pubblico. Ma questa fase si preannuncia lunga e terribile, densa di minacce tali da comprendere il rischio totale, un folle ed insensato "muoia Sansone con tutti i Filistei", che è forse il pericolo più grande e devastante, contro cui occorre lottare senza risparmiarsi. Quel che è più triste, gli enormi patrimoni accumulati dall'impero petrolifero non vengono neppure minimamente reinvestiti in nuove tecnologie energetiche: questi signori preferiscono ancora investire in corruzione, conflitti, soluzioni militari, tutto, pur di ritardare la fine inevitabile.

Le lobby ed i potentati economico-politici legati al petrolio oggi fanno il bello ed il cattivo tempo in tutto il pianeta, dominando del tutto incontrastati sui governi e sulle economie locali. Qualche esempio? Partiamo dalla cosiddetta ecologia. Da alcuni decenni sono attive organizzazioni, finanziate (se non addirittura create) dalle lobby petrolifere, che si adoperano per criminalizzare i cittadini ed indurre in essi un senso di colpa endemico e devastante. Ai cittadini è proibito immergersi, anche in apnea, con un fucile da pesca subacquea, nei molti santuari marini eletti a "parco naturale". Alle petroliere non è proibito lavare le cisterne in mare, al largo di quegli stessi santuari naturalistici, sui cui scogli si accumula quindi la morchia nera. Regolarmente ogni pochi anni si verifica un disastro ecologico tremendo (si veda su TdF, "La cultura della sicurezza" e "Un calendario, non esaustivo, dei maggiori disastri occorsi dal 1970 ad oggi"). Avete mai visto i gommoni di Green Peace fare caroselli intorno alle petroliere? Avete mai sentito i santoni del WWF scagliarsi contro gli assassini dell'ambiente marino? Evidentemente no: e questa è la prova decisiva, del loro asservimento.

I tiranni del petrolio sanno benissimo che tutte le fonti energetiche cosiddette alternative (eolico, solare terrestre, ecc...) messe insieme, non potranno mai garantire una fornitura in termini quantitativi neppure lontanamente paragonabile a quella del petrolio (finchè dura). Quindi la propaganda a favore delle fonti alternative è del tutto innocua, nei confronti dell'impero degli oli combustibili. È stata invece combattuta come il diavolo la filiera nucleare, in ogni sua forma, che rappresenta una vera alternativa, almeno dal punto di vista quantitativo, anche se il fattore sicurezza presenta ancora grosse incognite. È anche da considerare che le decisioni soppressive della filiera nucleare furono prese, in vari paesi, sull'onda emotiva conseguente al disastro di Chernobyl, e che quella tecnologia rappresenta il punto più basso della cultura dell'affidabilità e sicurezza, e basterebbe, da solo, a sancire il totale fallimento ideologico del cosiddetto socialismo reale. 

La filiera dell'idrogeno potrebbe invece essere sviluppata da più di trent'anni. Così anche la tecnologia dei veicoli obitali completamente riutilizzabili. Queste due tecnologie sono state combattute con altre armi: silenzio ed insabbiamento. Trattandosi di ricerche molto costose e che (almeno fino a qualche tempo fa) necessitavano di grandi strutture, non è difficile far pressione sui governi per evitare che tali ricerche ricevano i fondi necessari. 

Idrogeno e solare spaziale sono le tecnologie capaci di risolvere il problema per millenni a venire, quindi le più "pericolose" per coloro che, ostinatamente, continuano a guardare in basso, nel sottosuolo, anziché guardare in alto, agli spazi aperti ed all'universo infinito. Ma anche altre tecnologie, sviluppate quasi alla chetichella, qua e là nel pianeta, rappresentano parziali alternative, sia pure a più corto raggio. Il Brasile, ad esempio, produce gran parte del carburante per motori a scoppio a partire dalla canna da zucchero. Se fosse immesso sul mercato mondiale, tale carburante potrebbe contribuire a coprire gran parte del fabbisogno di mobilità, a livello planetario. Non sarebbe più ragionevole negoziare con i Brasiliani, dando inoltre al "Cono Sur" dell'America una poderosa chance di sviluppo?

Perché, allora, mandiamo i nostri ragazzi a morire, ad uccidere, ed a regredire civilmente, in un insensato confronto militare con il mondo arabo? Francamente il perché mi interessa poco, visto che non sono animato da propositi di vendetta: molto di più mi interessano le possibili alternative, e che le direzioni politiche inadeguate si tolgano di mezzo e ci lascino lavorare.

La domanda vera, che dovranno porsi, sia le società post-industriali sia quelle emergenti, è la seguente: siamo davvero obbligati al confronto militare con il mondo arabo, per contenderci quello che resta delle risorse minerali combustibili?

La risposta, prima ancora di fare il conto esatto di "a chi giovano" le differenti scelte, non può che essere un NO, bello grosso e definitivo!

Come scrivo in un altro articolo che affronta questo stesso argomento da un altro punto di vista ("Un cadavere non è un buon cliente"), chi è superiore tecnologicamente ha sempre un'alternativa, e noi (società tecnologicamente avanzate) l'abbiamo. Forse non per molto tempo ancora, ma l'abbiamo.

Ad una moglie e ad un marito che sono arrivati a tirarsi i piatti in testa, dobbiamo consigliare di continuare finchè uno dei due ammazza l'altro, oppure di separarsi e di applicare le loro intelligenze ad altre più meritevoli occupazioni? 

Stacchiamo il contatto, finchè siamo in tempo. Non dalle tante persone ragionevoli che aspirano al progresso, che pure esistono e forse sono la maggioranza in Irak, come altrove. Stacchiamo il contatto dalla dipendenza energetica petrolifera. Se il terrorismo qaedista è l'espressione di una società araba preoccupata dell'obsolescenza della propria fonte di ricchezza ed ideologicamente così povera da non vedere alternative, forse staccare il contatto di per sé non risolverà in toto il problema del terrorismo, ma sarà essenziale per smorzare il conflitto iraqeno, che rischia di estendersi a tutta la regione. Il problema della difesa contro gli attentati terroristici si risolve migliorando i sistemi di sicurezza, le tecnologie di rilevamento e neutralizzazione di esplosivi, sviluppando sistemi d'arma capaci di scoprire ed immobilizzare i terroristi senza uccidere né danneggiare permanentemente le persone.

La lotta contro l'ideologia che supporta il terrorismo è invece un problema squisitamente culturale, che si risolve puntando eticamente molto più in alto, ed abbandonando le squallide pratiche regressive dell'uccisione e della tortura. Aprire la frontiera spaziale, sviluppare le filiere energetiche del solare spaziale e dell'idrogeno, dare inizio alla space economy, porterà un formidabile sviluppo economico, culturale e scientifico. Una fase di economia crescente senza precedenti permetterà lo sviluppo della civilta', ammorbidendo i conflitti, favorendo la liberta' e la crescita etica. Questo, e solo questo, farà sì che, anche nel mondo arabo, le persone di buona volontà, aspiranti alla libertà ed alla democrazia - che sono valori universali - possano diventare maggioranza, e conquistare le capacità di governare e svilupparsi in pace. È per questo che, pure in disaccordo con la politica militarista di Mr. Bush, ho salutato con grande interesse il suo annuncio del Moon-Mars Program. La sfida ad una nuova corsa allo spazio, lanciata da Cina ed India da un lato, e la risoluzione del concorso X-Prize dall'altro ("L'X Prize e l'Astronautica Mercantile", "SpaceShipOne riapre la strada dell'astronautica, dopo 36 anni!"), rendono il programma spaziale, e l'impegno statunitense, di estrema attualità: anche se Mr. Kerry dovesse vincere le elezioni, non potra' far marcia indietro. 

[017.AA.TDF.2004 - 06.08.2004]