Newsletter TDF 2/2004

Un'era dello spazio oppure una (nuova) era della pietra

Cari Coplanetari,

Il titolo qui sopra è quello di un documento di Marco C. Bernasconi ed Arthur Woods, pubblicato su Space News - nell'ottobre del 1995. Lo riprendo perché mi sembra estremamente appropriato, per descrivere la situazione attuale. 

L'impennata del prezzo del petrolio, che ha sfiorato i 50 dollari al barile (il doppio del prezzo medio fissato dall'OPEC), comporta per l'economia planetaria una "tassa" di 50 miliardi di dollari al mese (600 miliardi l'anno), che paghiamo a quello che si può considerare il vero governo mondiale: il monopolio petrolifero. Come nella grande crisi petrolifera del 1973, le voci sono discordi. La ragione prevalente del rialzo senza precedenti del prezzo dell'oro nero viene attribuita ora alla situazione politico-militare in atto nel medio-oriente, ora alla limitatezza della risorsa petrolifera stessa. Quale che sia la ragione principale, vi sono certo molte e sostanziali differenze, rispetto alla crisi del 1973. Allora si trattò di una crisi del tutto pilotata, che ebbe tuttavia l'effetto di cominciare a far riflettere sulla limitatezza delle risorse di questo pianeta. I paesi componenti il cartello dell'OPEC decisero di portare il prezzo della materia prima, in due mesi, a 12 dollari al barile. Tra l'altro, la crisi petrolifera del 1973 mise fine al periodo di grande sviluppo industriale seguito agli accordi di Bretton-Woods del 1945. Fonti storiche affermano che allora gli Stati Uniti non si opposero all'OPEC, considerando i maggiori introiti di Arabia Saudita ed Iran, dovuti all'aumento del prezzo del greggio, come una sorta di finanziamento indiretto all'armamento di tali Paesi. Ma quello era ancora il mondo diviso in due blocchi, nessuno dei quali aveva interesse a far precipitare la situazione dal punto di vista militare. Oggi la situazione è ben diversa: uno dei supposti contendenti (il terrorismo qaedista), sembra animato da una filosofia di morte senza fine, persiste nel sacrificio dei propri giovani, ed il suo obiettivo ideologico è tuttaltro che chiaro. Peraltro la storia di questo terrorismo appare decisamente intrecciata a doppio filo con quella dei petrolieri, non solo mediorientali. L'Occidente sembra per ora aver accettato il confronto sul terreno militare, anziché avvalersi della propria superiorità tecnologica per cercare altre soluzioni. A dimostrazione che lezioni di civiltà ed umanesimo possono venire da qualsiasi parte, recentemente il grande ayatollah Al Sistani si è guadagnato il titolo di "grande", tributatogli dai media: egli si è recato di persona, rischiando la propria vita, nel punto più caldo del conflitto irakeno. È andato a far cessare le uccisioni ed a parlare. Ed ha ottenuto, in mezza giornata, ciò che i grandi eserciti e tutta la boria militarista non sono riusciti ad ottenere in molti mesi. Quanti altri capi politici o religiosi hanno il coraggio di fare altrettanto, dimostrando così di possedere la vera nobiltà? Le forze di occupazione, tuttavia, non hanno imparato nulla, e reagiscono al terrorismo con altro terrore, bombe e distruzione. La totale cecità di tale condotta è evidente: si può conquistare il favore di una popolazione (in confronto al terrore) solo se si dimostra una tempra morale, una nobiltà ed una capacità di proteggere la brava gente e di mettere i cattivi in condizioni di non nuocere, cose con cui la guerra e la distruzione non hanno nulla a che vedere. 

Ma il teatro del confronto, oggi, va ben oltre la regione mediorientale, per quanto quest'ultima continui ad essere la zona dove maggiormente si accendono fuochi di guerra ed instabilità. Come commentiamo in altri articoli (The first Chinese manned space mission, China in Space), una grande macchina ha recentemente acceso i motori: lo sviluppo industriale dei maggiori paesi asiatici, Cina ed India. Questa macchina abbisogna di carburante e di materie prime, in quantità difficilmente calcolabili. Di fronte a tale domanda, le risorse petrolifere (e non solo) del pianeta cominciano realmente a scarseggiare, ed ecco il secondo punto di differenza della crisi attuale da quella del '73. Naturalmente anche il campanello d'allarme del '73 poteva mettere in moto vettori utili, ma allora l'unico vettore che ne risultò fu quello, ulteriormente terrocentrico, del movimento ecologista! Tale movimento, di fronte al problema della finitezza delle risorse terrestri, predicava semplicemente la riduzione del genere umano e, nelle sue frange più radicali, financo la sua estinzione. La situazione attuale mostra chiaramente anche (finalmente) l'obsolescenza di tali correnti di pensiero, che chiamo con il loro nome, riduzioniste ed antiumane. Vi sono, su questo stesso pianeta, grandi popolazioni che non sono per nulla affette dal senso di colpa auto-distruttivo di noi post-industriali: esse reclamano finalmente, e semplicemente, la loro parte di sviluppo e benessere. E questo, finalmente l'abbiamo capito, significa in primo luogo energia e materie prime. Non si tratta, per noi, di concedere o meno la conoscenza tecnologica: il know-how abita ormai l'Oriente quanto l'Occidente, essi possono fare in poco tempo quanto e più di noi, perché sono maggiormente motivati. Questa è la vera sfida che l'Occidente post-industriale ha di fronte. Attenzione signori, la posta è estremamente alta: dalla risposta che sapremo dare dipende il futuro dell'intera civiltà. Le scelte, per noi occidentali, sono almeno quattro: 
a) combattere militarmente lo sviluppo dei popoli orientali; 
b) aspettare inerti di essere superati e colonizzati dal nuovo potere politico-economico emergente;
c) aiutare per quanto possibile tale sviluppo;
d) cercare nuovi spazi e nuove risorse di sviluppo, per noi e per loro, oltre i confini di questo pianeta.

Lasciate a se stesse, temo che le direzioni politiche statunitense ed europea sceglierebbero, rispettivamente, per quanto assurde, la soluzione a) e la soluzione b). 

Come certamente è successo altre volte, per chi intuisce grandi eventi futuri, il problema più grosso è quello di farne intendere la portata, a coloro che non hanno avuto la stessa intuizione. Estremante difficile trovare paragoni utili per ciò che non è mai successo prima, nella storia. Molti alzeranno le spalle, rassegnati: un altro conflitto, e allora? La storia della civiltà è costellata di conflitti. Questa inerzia è il pericolo maggiore, da cui dobbiamo culturalmente e politicamente guardarci. Mettiamola così: avete una casa molto piccola, un giorno vengono a trovarvi due campioni di wrestling, bevono il vostro whisky, e cominciano a litigare. Qual'è la vostra preoccupazione principale? "Per favore, andate a picchiarvi fuori..." suggerite loro, con tutta la prudenza del caso (infatti c'è il pericolo concreto che se la prendano con voi ).

Il ragionamento è molto semplice: i danni che due (o più) litiganti possono fare dipendono direttamente dalle dimensioni dei litiganti stessi e dalla dimensione dell'ambiente, teatro del confronto. Ora, la dimensione dei contendenti (oriente ed occidente) è tale, che, se anche il confronto rimanesse al livello economico-industriale, la nostra attuale residenza cosmica non sarebbe sufficiente, e ne uscirebbe irreparabilmente devastata. Si andrebbe incontro ad una crisi di risorse e ad una crisi ambientale senza precedenti, che potrebbero anche di per se' bastare a rispedire la civiltà indietro di qualche millennio. Se poi il conflitto degenerasse a livello militare (cosa tutt'altro che fuori discussione, considerate le direzioni politiche che ancora ci ritroviamo), non vedo come la nostra civiltà (e forse anche la nostra specie) potrebbe sopravvivere. 

È certo molto difficile far ragionare dei campioni di wrestling ubriachi (e mi scuso con la categoria, che ho utilizzato biecamente per il mio esempio!). Sarà misura precauzionale togliere di mezzo gli "alcoolici" degli integralismi religiosi, e magari scegliere meglio i nostri leader. Tuttavia, possiamo (come civiltà) puntare tutte le nostre chance sull'improbabile eventualità che compaiano dei politici capaci di ragionare? La storia fin qui ci induce al pessimismo. 

La soluzione d) è quindi un imperativo, e deve essere perseguita a qualsiasi costo, in qualsiasi misura. Se l'ultima ratio fosse quella che i litiganti vadano almeno a litigare fuori casa, bisogna che ve ne siano le possibilità, tecnologiche e di supporto industriale. 

E potrà darsi che, di fronte all'abbondanza di risorse ed energia che si trova appena fuori casa, ai nostri "campioni" passi improvvisamente la sbornia, torni un bel sorriso ed il confronto si sposti su un terreno più leale ed assai meno cruento.

Cercherò di argomentare questo ed altro anche nell'intervista che David Livingston mi farà domenica 3 ottobre, nel suo Space Show

Per tutte le ragioni qui accennate, l'iniziativa di imprenditori e persone indipendenti e coraggiose è di vitale necessità. Io guardo quindi con grande aspettativa alla data del prossimo 29 settembre, ed auguro il massimo successo a SpaceShipOne e Scaled Composites, quando tenteranno il primo dei due voli per aggiudicarsi l'X-Prize! Il loro successo sarà un respiro di speranza, e di aria fresca, nel pesante clima attuale, di guerra e terrorismo.

TDF 2/2004

La scaletta di TDF 2/2004 è molto nutrita e sarei tentato di aggiungere altri articoli, ma così facendo questo numero non uscirebbe mai! Il taglio odierno quindi comprende, tra l'altro, i seguenti articoli ed editoriali:
- Un cadavere non è un buon cliente, di A. Autino - ... È questa faccenda dell’uccidere che deve finire. Nell'uccisione, come nella tortura, vi è solamente la regressione alla ferocia naturale, agli istinti bestiali. Una volta superato quel confine, le persone non hanno più rispetto di se stesse: non c'è quindi grande differenza tra l'uccisione e la tortura. Chiunque voglia veramente contribuire ad educare i terrestri alla democrazia, dovrà essere molto più forte, ma di una forza prima di tutto morale, non solo militare. La consapevolezza di chi sa dosare la forza per impedire le ingiustizie, fermandosi prima dell’uccisione, delle mutilazioni, delle torture. La forza che comunica immediatamente agli oppositori che intendiamo prenderci cura tanto dei nostri figli che dei loro, e che non permetteremo mai più a nessuno di uccidere, torturare, farsi esplodere…
- La tirannia del petrolio, di A. Autino - ...L'impennata speculativa del prezzo del petrolio, in questa estate 2004, dimostra ulteriormente l'estrema criticità del problema energetico. Tutti gli esperti pronosticano un fabbisogno crescente di energia e di risorse. La Cina, in fase di industrializzazione caratterizzata da una crescita e due cifre, e l'India, che seguirà a ruota, stanno drenando le risorse energetiche e di materie prime a livello planetario. Comincia quindi ad apparire, in tutta la sua drammaticità, il problema della finitezza delle risorse del nostro (per ora unico) pianeta…
- Il fallimento delle agenzie spaziali, di A. Autino - ... Dalla missione Apollo nel 1969 fino ad oggi, le agenzie spaziali non sono state capaci di diminuire il costo per la messa in orbita di un kg di materiale terrestre di 1 solo centesimo. Gli standard di qualità sono in crescita esponenziale, ma la qualità dei sistemi spaziali è in continuo calo (2 shuttle su 5 perduti dalla NASA, i fallimenti di Ariane 5 sono il 21%, mentre quelli di Ariane 4 erano il 2,6%); lo SpaceShipOne dello ScaledComposites ha fatto lo stesso lavoro dell’X15 della Nasa con solamente 30 milioni di Dollari,...
- Nuove frontiere del turismo: lo spazio, di Pierluigi Polignano - La Shimizu prevede la costruzione di un gigantesco albergo orbitante, ma si è spinta anche oltre, prevedendo di costruire laboratori ed alberghi sulla Luna, utilizzando cemento prodotto con materie prime locali. La Nishimatsu Construction Corporation vorrebbe un mega resort a forma di tre trasparenti conchiglie giganti: Escargot City, la città lumaca. La Obayashi, invece, vorrebbe porre il suo marchio su una fattoria lunare autosufficiente, capace di ospitare 10 mila persone, campi, orti e frutteti necessari al sostentamento. 
- La responsabilità sociale ed etica di un'impresa, di Luisa Spairani - Etica nell'impresa e Kant, l'impresa etica, gli stakeholder. Concetti etici e politici (libertà, proprietà,ecc.) hanno subito una notevole evoluzione, cosi' i principi di gestione di un'impresa. Riconsideriamo l'etica di Kant, per trovare i fondamenti su cui costruire un'impresa etica centrata su uomini e donne.
- Per una proposta di legge sull'8 x 1000 alla ricerca scientifica, - Diverse proposte di legge, per quanto incomplete, giacciono da anni in parlamento. Perchè nessun partito impugna decisamente e pubblicamente quest'iniziativa? Perchè non è chiaro come puo' un'istituzione votata a scopi umanitari e scientifici accedere a tale istituto? E' tempo di un'iniziativa forte, di legge popolare! 
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L'incontro TdF Eurinome del 24 aprile 2004 (minuta di meeting) - Senza nulla togliere alle religioni, l'etica viene dalla ragione, e chiunque pretenda di arrogare alle proprie credenze il monopolio della morale non fa che alimentare il demone delle "guerre sante", triste retaggio del mondo monoteista. Coniugare etica e sviluppo, nell'unico ambiente che permette alla civiltà di riprendere la crescita: lo spazio extraterrestre.

E, non dimenticate, anche se non è certo facile, di questi tempi, di: 

Guardare in alto!

Adriano Autino

[025.AA.TDF.2004 - 05.08.2004]