Marte, e la Luna
di Adriano Autino

 

Dopo le voci e le smentite che circolavano già da qualche tempo, George W. Bush ha annunciato il nuovo programma spaziale degli Stati Uniti. Tale programma, se sarà confermato dopo le elezioni presidenziali, prevede l'installazione di una base permanente (abitata in permanenza? Il dubbio è d'obbligo) sulla Luna entro una decina d'anni, come prima tappa del primo viaggio umano fino al quarto pianeta del nostro sistema solare.

Per gli umanisti astronautici, la prima reazione a questa notizia non può che essere di gioia: sviluppare un programma spaziale più vicino alle esigenze della civiltà umana del terzo millennio è certo un modo più degno, di utilizzare il denaro dei contribuenti, rispetto al cercare di esportare l'american way of life in tutto il pianeta manu militari. Poco meno di un anno fa, dopo la tragedia dello shuttle Columbia, avevo sollecitato i lettori di TdF a scrivere a Bush, chiedendogli di dare maggior forza al programma spaziale, affinchè i sette astronauti del Columbia non fossero morti invano. 

Ovviamente, altri fattori hanno giocato a favore di questa scelta. La recente impresa Cinese rilanciando la competizione, ha messo più frecce nella faretra dei lobbysti spaziali al Congresso USA. E certo la pressione dei militari, che temono uno sbarco Cinese in forze sul nostro satellite naturale, ha fatto la sua parte, se non la parte principale. Alle elezioni presidenziali, previste per quest'anno, Bush vuole presentarsi con un progetto forte, da mettere accanto al risultato (dubbio) dell'impresa iraqena (magari qualche politico nostrano volesse imitare l'America, anche in questo caso!). Il fatto che, accanto al dollaro, sia cominciato ad esistere l'euro, e che il nuovo arrivato si sia tanto apprezzato nei confronti della vecchia moneta dominante sulla scena internazionale, dev'essere un altro elemento determinante, nella decisione della Casa Bianca. Nel conto dei meriti, questo andrebbe a credito del prof. Prodi, e di quanti hanno tenacemente voluto la divisa europea, nonostante tutte le divisioni e le debolezze del politicume nostrano.

E, last but not least, il 2004 sarà l'anno dell'X-Prize. Se qualcuno dei 26 concorrenti si aggiudicherà l'ambito premio, sarà demolito un mito: quello dell'impossibilità per delle imprese private di uscire dall'inviluppo dell'atmosfera terrestre. Si veda anche, in proposito, l'ampio articolo informativo di Micheal Martin-Smith.
E qui veniamo agli aspetti meno esaltanti della nuova situazione, che pure ci tocca analizzare. Siamo di fronte ad una vera svolta dell'amministrazione statunitense? Se sì, siamo anche di fronte ad una prospettiva di ripresa salda del controllo governativo e militare sullo spazio. E questo non potrà piacere a tutti coloro (anch'io sono tra questi) che avevano sperato nell'apertura della frontiera alta ai privati, alle imprese, e nel conseguente sviluppo di una vera economia spaziale, fuori dal controllo dei militari e delle agenzie governative, tuttora subalterne - specialmente quella statunitense - alla cultura militare.

A mio avviso occorre però in questo caso essere pragmatici. Ho analizzato diverse volte, e da diversi angoli di visuale, che la società terrestre, nel suo insieme, ha un bisogno vitale di vincere il pozzo gravitazionale, iniziando a sfruttare le risorse energetiche e le materie prime del Sistema Solare. Ed i primi passi devono essere sviluppati entro pochi decenni, pena la decandenza dell'intera civiltà, che finirebbe sommersa da autoritarismi e barbarie, in un contesto di crescente penuria di risorse e degrado ambientale. L'apertura di un nuovo orizzonte, capace di assicurare lo sviluppo per secoli a venire, è l'unico evento che può rovesciare questa tremenda prospettiva. La libertà di 6,5 miliardi di persone si può sviluppare solo in un quadro di economia crescente, in presenza di condizioni di sviluppo praticamente illimitate. Solo l'espansione umana nel Sistema Solare può oggi assicurare questa prospettiva. Allora io mi chiedo: ha senso oggi, di fronte ad alternative epocali di questa portata, storcere il naso, se ad aprire il sistema mondo fosse ancora una concezione statalista, o addirittura militarista? Al contrario, io rispondo: grazie Cina! Non ci fosse, ancora, al mondo, una concezione statalista (per quanto arretrata), forse le nostre stanche democrazie non averebbero avuto la forza di riprendere il cammino verso le stelle. Una volta aperta davvero la frontiera, le democrazie potranno assurgere a nuova vita ideologica (e probabilmente allora si dimostrerà il carattere più avanzato delle loro piattaforme etiche di partenza), quando una nuova metafisica, ed una nuova più ampia visione del mondo, non potranno fare a meno di svilupparsi.

Alla fine, sull'arco dei millenni, ciò che avrà davvero importanza, e per cui i nostri discendenti ci ringrazieranno, sarà che il limite naturale di questo pianeta sarà stato davvero varcato, che una base permanente su un altro corpo celeste sarà stata insediata, all'inizio di questo terzo millennio. Le nostre discussioni, e le nostre speranze in un'economia veramente libera e pacifica, dove l'abbondanza sia veramente accessibile per tutti, potranno continuare solo se sarà compiuto questo passo. Se questo passo non fosse compiuto oggi, rischierebbe di non poter essere compiuto mai più. E quindi io oggi plaudo, sinceramente, alla decisione di Bush, se si tratta di una vera decisione strategica, capace di trascinarsi dietro il resto dell'occidente post-industriale, compresa la letargica Europa. Né mi scandalizza l'uso del denaro pubblico per l'impresa spaziale: per secoli il denaro pubblico è stato utilizzato per scopi non evolutivi (guerre, armamenti, oppressione, corruzione). Siamo certi che sia proprio la soglia del passo evolutivo fondamentale (dal cui esito dipende l'esistenza o meno di un futuro per la nostra civiltà), il momento più opportuno per metterci a fare i "puristi", pretendere che la frontiera sia aperta dai privati, e che le agenzie si suicidino dall'oggi al domani? Personalmente credo molto di più in un processo di transizione, in cui il potere pubblico pianifichi la graduale diminuzione delle proprie competenze in favore di un'economia di libero mercato, garantendo così il mantenimento degli obiettivi a lunga scadenza, e la non dispersione del patrimonio scientifico e di know-how tecnologico accumulato in tanti anni di attività (si veda anche il  servizio Shuttle forever?)

Dato a Cesare quel ch'è di Cesare (e mai il detto è apparso più calzante!), sarebbe follia, per coloro che hanno a cuore lo sviluppo di una vera space economy, abbassare la guardia, e non criticare, anche aspramente, gli aspetti strategicamente errati o più deboli, di questo nuovo corso. È veramente realistico l'obiettivo di una missione umana su Marte entro 20 anni? Non ho dubbi che si possa oggi (o anche 20 anni fa) stabilire una base permanente sulla Luna. Lì potremo fare l'esperienza indispensabile di un'ambiente a gravità ridotta, in cui non c'è atmosfera, quindi bisogna imparare a ripararsi dalle forti radiazioni solari, e dove si deve imparare a gestire un piccolo ecosistema artificiale chiuso, e dove si deve imparare a... stare lontani dal nostro bel pianeta azzurro. L'obiettivo di 10 anni non è certo più ambizioso di quello posto 45 anni fa dal presidente Kennedy, anche se ormai la tecnologia per missioni lunari dovrà essere completamente reinventata, dopo 35 anni gettati al vento! Qualsiasi cosa vada storta sulla Luna, siamo a tre giorni di viaggio, ed eventuali missioni di soccorso sono perfettamente alla portata. Se qualcosa andasse male durante il viaggio verso Marte, o su Marte, non potremmo che piangere degli altri colleghi caduti, con gravi ripercussioni sulla credibilità di tutto il programma spaziale.
È debole anche l'obiettivo, che continua ad essere solo l'esplorazione e la sperimentazione scientifica. Si continua a non parlare di industrializzazione del sistema Geo-Lunare, né di produzione di energia solare nello spazio e sulla Luna, né di costruzione di infrastrutture per il commercio e per il turismo spaziale. Sono quindi tuttora disattese le vere priorità, che speriamo tuttavia possano emergere nei prossimi anni, una volta che la strada sia stata veramente aperta. E qui veniamo al fattore principale. Da neo-umanista, io credo che tutte le persone abbiano un cervello ed una mente evoluta (persino i politici!), e quindi siano perfettamente in grado di valutare, cambiare idea, ed operare scelte maggiormente orientate ad un'etica evolutiva, anche se in base a motivazioni del tutto pragmatiche ed utilitariste. Ha quindi senso, per me, augurarsi che possa esistere una direzione politica illuminata, capace di favorire l'accesso allo spazio a tutti coloro che vi vorranno viaggiare per turismo, per intraprendere, o anche per vedere come si pensa, seduti in un living room lunare.

[004.AA.TDF.2004 - 10.01.2004]