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LA
RESPONSABILITÀ SOCIALE ED ETICA DI UN'IMPRESA di
Luisa Spairani |
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Introduzione
È
noto che molti concetti assai importanti dell'etica e della politica hanno subito
una notevole evoluzione col trascorrere del tempo, basti pensare ai concetti di
libertà, di proprietà,ecc. Ed è pure noto che un'analoga evoluzione
è avvenuta nei principi di gestione di un'impresa. Tutto ciò però
non esclude di prendere in considerazione l'etica di Kant, per trovare i fondamenti
su cui costruire un'impresa etica centrata su uomini e donne. | Dal
supplemento "Sette" del giornale " Il corriere della sera"
n. 6/2004 A
ricordare l'attualità di Immanuel Kant basterebbe citare il prof. G. Acocella,
docente di Etica sociale a Napoli, che in un convegno ha sostenuto che il caso
Parmalat non ci sarebbe stato se solo si fosse tenuta più presente la lezione
del filosofo di.....
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Etica
nell'impresa e Kant
In questo periodo si torna a parlare e a discutere
dei principi filosofici di KANT non solo nel mondo della cultura ma anche all'interno
delle imprese; un giornalista del "Sole 24 ore" interpreta questo fatto
come dovuto ad un sentimento di confusione che pervade la società e da lì
la necessità di un sistema "ordinato". La
reazione a tale confusione spinge a riconsiderare la filosofia di Kant e si inquadra
con un'esigenza di rientrare in una norma tranquillizzante, ad un insieme di regole
morali e pratiche che sostituiscano l'andazzo precedente che portava ad agire
in assenza di riferimenti e che è andato in crisi. E
così si sente parlare di Etica per l'impresa che si ispira proprio a Kant. Le
aziende, si riscopre, sono fatte di capitali mezzi e uomini (Kant:[gli uomini],
'i quali vanno considerati dei fini e non solo dei mezzì) | Cosa
sosteneva Kant:
Si
diventa cittadini smettendo di essere sudditi, riconoscendo: PRIMO:
tanto maggiori i guadagni, tanto maggiori i doveri nei confronti della collettività SECONDO:
espulsione per chi si sottrae alle proprie responsabilità TERZO:
punizione per chi maltratta i propri inferiori QUARTO:
tassazione equa e fondo di assistenza per coloro che hanno subito incidenti sul
lavoro |
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Etica
significa "farsi carico" e quindi c'è la necessità di un gruppo dirigente
di un'impresa che fa le regole ma a cui sottosta (termine anglosassone: ruling
class). Tale esigenza è stata abbastanza disattesa in tempi recenti. Ed ecco
alcuni dei key points che aleggiano ai convegni di etica per l'impresa:
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La
libertà di impresa è un valore? |
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Che
cos'è l'etica dal punto di vista dell'economista
e che cos'è l'etica dal punto di vista dell'aziendalista? |
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Che
cos'è il bilancio
sociale? |
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Etica nell'impresa -> Etica verso l'esterno |
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Competere con
integrità |
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Importanza
degli stakeholder (portatori di interessi),e non solo dei shareHolder. |
C'è,
allora, la possibilità per un'impresa di "certificare" il proprio comportamento
etico. Esiste uno standard di riferimento. Questo nuovo standard internazionale
di certificazione che riguarda:
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il
rispetto dei diritti umani, |
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il rispetto dei diritti dei lavoratori, |
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la
tutela contro lo sfruttamento dei minori, |
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le garanzie di sicurezza e salubrità
sul posto di lavoro (insieme di norme denominato SA 8000). |
L'Italia
è lo stato che ha il maggior numero di aziende certificate SA8000 grazie a
società
come la COOP che pretende tale certificazione dai fornitori e alle aziende municipalizzate
regionali che fanno altrettanto. Questa
norma non nasce nello stesso modo in cui si sono sviluppate le certificazioni
tecniche (es. ISO 9000), cioè da parametri stabiliti da comitati di esperti
nazionali di un settore specialistico che formalizzano tali scelte in norme da
far condividere a livello nazionale ed internazionale percorrendo un lungo ciclo
che si allarga dall'Europa (EN) fino al mondo (ISO). SA 8000 nasce dal CEPAA
(Council of Economical Priorities Accreditation Agency, www.cepaa.org), emanazione
del CEP (Council of Economic Priorities), istituto statunitense fondato nel 1969
per fornire agli investitori ed ai consumatori strumenti informativi per analizzare
le performance sociali delle aziende. |
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L'impresa
etica
L'impresa
medio/grande dovrebbe dunque dotarsi di un codice etico e di un bilancio sociale. Dalla
missione aziendale si possono diramare due attività concomitanti, una più
generale rivolta al controllo delle politiche d'impresa (il Bilancio Sociale),
l'altra ai comportamenti individuali (il Codice Etico). Può
definirsi come la "Carta Costituzionale" dell'impresa, una carta dei
diritti e doveri morali che definisce la responsabilità etico-sociale di
ogni partecipante all'organizzazione imprenditoriale. È
un mezzo efficace a disposizione delle imprese per prevenire comportamenti irresponsabili
o illeciti da parte di chi opera in nome e per conto dell'azienda, perché
introduce una definizione chiara ed esplicita delle responsabilità etiche
e sociali dei propri dirigenti, quadri, dipendenti e spesso anche fornitori verso
i diversi gruppi di stakeholder. Esso
è il principale strumento di implementazione dell'etica all'interno dell'azienda.
Il Codice
Etico è divenuto uno strumento per lo stakeholder manager, un mezzo che
garantisce la gestione equa ed efficace delle transazioni e delle relazioni umane,
che sostiene la reputazione dell'impresa, in modo da creare fiducia verso l'esterno.
La diffusione
di tali documenti, sia pure di struttura e contenuto assai diversi tra loro, si
è andata ad accrescere nel corso degli anni. La
struttura del Codice Etico può variare da impresa ad impresa, ma generalmente
viene sviluppato su quattro livelli:
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1) |
I principi etici generali che raccolgono la missione imprenditoriale ed il modo
più corretto di realizzarla; |
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2) |
Le norme etiche per le relazioni dell'impresa con i vari stakeholder (consumatori,
fornitori, dipendenti, etc.); |
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3) |
Gli standard etici di comportamento:
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Principio di legittimità morale |
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Equità ed eguaglianza |
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Tutela della persona |
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Diligenza |
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Trasparenza |
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Onestà |
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Riservatezza |
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Imparzialità |
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Tutela ambientale |
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Protezione
della salute |
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4) |
Le sanzioni interne per la violazione delle norme del Codice |
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5) |
Gli strumenti di attuazione. L'attuazione dei principi contenuti nel Codice Etico
è affidata di solito ad un Comitato etico. Ad esso è affidato il compito di
diffondere la conoscenza e la comprensione del Codice in azienda, monitorare l'effettiva
attivazione dei principi contenuti nel documento, ricevere segnalazioni in merito
alle violazioni, intraprendere indagini e comminare sanzioni. |
Il
dialogo e la partecipazione sono indispensabili per far condividere a tutto il
personale i valori presenti in questo importante documento. L'impegno etico
e sociale di un'impresa oltre ad essere testimoniato dal proprio Codice etico
e/o Bilancio sociale, può anche essere certificato. | ..
ma Kant è attuale anche quando esprime la sua concezione libertaria. "
Regole e formule , questi strumenti meccanici di un uso razionale o piuttosto
di un abuso delle disposizioni naturali dell'uomo, sono i ceppi di un'eterna minorità". Le
scienze della natura si basano sulle capacità delle nostre categorie intellettuali
di unificare il molteplice sensibile; quali siano i tratti della "realtà
in sè" al di là di ogni possibile esperienza è questione
cui l'intelletto non può dare risposta. Non è suo compito dimostrare
l'esistenza di Dio o l'immortalità dell'anima. Quanto alla libertà
Kant non si interroga soltanto sulla sua teorica condizione di possibilità,
ma ne ricerca i concreti modi d'espressione.
Certo
è che l'insofferenza per qualunque sistema totalizzante di "regole
e formule", foss'anche costruito con le buone intenzioni di salvare l'anima
o di guarire il prossimo contro la sua volontà sembra accomunare il cosmopolita
Kant alle più interessanti forme di dissenso. Da
non dimenticare la sua etica e il suo concetto di pace e convivenza basata sulla
tolleranza, il che significa presumere che l'altro osa avere un granello di verità
maggiore e poi, non fare distinzione alcuna nel riconoscere il valore umano che
l'altro rappresenta. Oggi questo riconoscimento è riservato più
alle merci che alle persone. Quello
di Kant è un pensiero complesso: sottoporre la Ragione all'esercizio della critica
per non perdere il "buon senso". La Ragione, autonoma, ha in sè la
capacità di critica per riconoscere i propri limiti: c'è dunque qualcosa
che eccede la ragione, la quale tende a una totalità, senza riuscire a
conquistarla. È una filosofia della tensione contro le illusioni dell'Illuminismo:
l'uomo deve fare uno sforzo costante e prendere su di sè la propria finitezza.
L'etica kantiana è sempre violata: l'imperativo a che la tua azione sia
elevata a legge universale contempla un principio d'inclusione, del non nuocere
all'altro, che non equivale all'amarsi evangelico, ma per Kant non ci può
essere amore senza giustizia. E poi la grande utopia della pace perpetua. Evidenziando
la dualità dell'uomo Kant spiega che questo regno della libertà
al quale è condotto non sarà raggiungibile. Non potendo superare
la sua inclinazione all'egoismo, non sarà mai guarito dall'individualismo.
Un uomo molto "doppio" per essere un uomo della Ragion pura. È
la storia a fornire le linee guida dell'antropologia e a mostrare come all'egoismo
logico di chi pretende di escludere il proprio giudizio all'intelletto altrui
e all'"egoismo morale" di chi "restringe tutti i fini a se stesso"
ci si puo' sottrarre soltanto attraverso "il pluralismo" ossia "quel modo di pensare [e di agire] per cui non si abbraccia nel proprio io il mondo,
ma ci si considera e comporta soltanto come cittadini del mondo". Infine
Kant, convinto assertore delle verità relative quando la cultura era dominata
dall'idea di una verità concepita come assoluta e immodificabile, ha avuto
il grande merito di opporsi con energia al dogmatismo (Kant venne "svegliato
dal sonno dogmatico" dall'opera di Hume). Se nelle scienze non ci sono dunque
verità assolute ma ci sono solo modelli suscettibili di miglioramento che
ben rappresentano la realtà, che dire del valore soggettivo della filosofia? |
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Gli
stakeholders Chi
sono gli stakeholders(1) che assumono un ruolo fondamentale nell'impresa etica?
Partiamo con una definizione: dato per scontato che gli Shareholders sono gli
azionisti, per Stakeholders di una entità organizzata si intendono tutti
i soggetti e gli individui che interagiscono o sono comunque direttamente o indirettamente
condizionati - in bene e in male - dalle attività dell´organizzazione
medesima. Questa non è l´unica definizione possibile; il punto è
che oggi non abbiamo ancora una definizione teorica esaustiva, ma solo approcci
euristici.
Gli Stakeholders sono quindi tutti quegli individui o gruppi
che possono influenzare il successo di un'impresa o che hanno interessi nelle
decisioni dell'impresa. Recentemente (Clarkson(2), 1995), il concetto di Stakeholder
è stato esteso anche a tutti quei soggetti portatori di interessi potenziali
per un'azienda, cioè persone o gruppi che hanno pretese, titoli di proprietà,
diritti, o interessi, relativi ad un'impresa ed alle sue attività.
Esistono
due differenti tipi di Stakeholders (Clarkson):
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Gli Stakeholders primari
sono quelli senza la cui continua partecipazione l'impresa non può sopravvivere
come complesso funzionante; tipicamente gli azionisti, gli investitori, i dipendenti,
i clienti e i fornitori, ma anche i governi e le comunità che forniscono
le infrastrutture, i mercati, le leggi e i regolamenti. |
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Gli Stakeholders
secondari comprendono coloro che non sono essenziali per la sopravvivenza di un'azienda
o che non esercitano un'influenza diretta sull'impresa stessa; sono compresi quindi
individui e gruppi che, pur non avendo rapporti diretti con essa sono comunque
influenzati dalle sue attività, come per esempio le generazioni future. |
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Un
approfondimento: Modello Shareholders vs Modello Stakeholders
Non è facile il confronto, perché l'argomento si estende su più
dimensioni: etico/morale/religiosa, storico/filosofica, politica, legale, economico/finanziaria,
organizzativo/gestionale, per citare le principali. Secondo, perché i contributi
concettuali dati al dibattito dai sostenitori delle due alternative in ballo (profitto-shareholder
verso servizio-stakeholder) hanno valenze prevalentemente "negative",
ossia tendono in larga misura a parlar male degli altri piuttosto che a sostenere
in positivo le ragioni della propria parte. La principale conseguenza è
che, mentre il modello stakeholder sta incontrando un crescente consenso in virtù
delle sempre più numerose défaillance del modello alternativo, siamo
ancora lontani dall'avere una teoria adeguata del modello e forse anche una semplice
definizione di cosa siano gli stakeholder. Prima di passare in rassegna separatamente
i due modelli organizzativi shareholder e stakeholder, vale la pena di sintetizzare
le loro caratteristiche. Il Modello Organizzativo orientato agli shareholder. Il modello organizzativo degli shareholder è quello canonizzato da Milton
Friedman(3) in un famoso articolo del 1970 apparso sul New York Times Magazine, in
risposta alle correnti di pensiero che sollecitavano una maggiore responsabilità
sociale per la Corporate America sull'ondata di scandali che aveva investito Wall
Street. Friedman sostiene che:
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L'obiettivo di gran lunga prevalente dei manager (e
del Ceo in particolare) dovrebbe essere to make as much money as possible per
conto dei proprietari della compagnia. |
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Questa responsabilità (di
fare soldi) è condizionata solo dagli obblighi di legge e dal rispetto
di un insieme minimo di valori (ordinary moral expectations), quali evitare comportamenti
fraudolenti e considerare gli interessi strategici di lungo periodo
dell'impresa. |
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A
parte ciò, i manager non dovrebbero preoccuparsi di esercitare
una qualsivoglia forma di responsabilità sociale per promuovere benefici
o prevenire problemi sociali; né dovrebbero porsi problemi di obbligazioni
verso gli stakeholder, di cui già tengono conto rispettando la legge e
gestendo con professionalità il loro business; in fin dei conti se i clienti
pagano, ricevono in cambio beni e servizi di valore proporzionale (e se proporzione
non c'è il mercato farà giustizia da solo), in fin dei conti le
imprese pagano le tasse allo Stato e agli Enti Locali, in fin dei conti le Risorse
Umane dell'azienda non lavorano gratis, e così via discorrendo. |
Queste
considerazioni portano a estendere il pensiero di Friedman:
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il processo di allocazione
degli asset ha alla base una necessità sociologica; |
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il capitalismo è
il metodo più robusto ed efficiente per governare l'allocazione degli
asset; |
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lo Shareholder Capitalism, a sua volta, incrementa realmente la dimensione della
torta, laddove lo Stakeholder Capitalism cerca senza successo e in modo inefficiente
di bilanciare interessi conflittuali; |
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lo Shareholder Capitalism dovrebbe allora
rappresentare il principio fondante del benessere di lungo periodo e dello sviluppo
di ogni entità economica. |
Citiamo subito le principali osservazioni che
vengono avanzate nei confronti del punto di vista riassunto da Friedman:
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in primo luogo, la concezione di Friedman del contratto è più adatta
a piccole imprese private (nel senso di non quotate in Borsa), piuttosto che a
grandi Corporation. |
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In secondo luogo, Friedman ignora le limited liability
delle imprese (di fronte a disastri del tipo Bhopal o Seveso, per capirci). |
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Terzo, Friedman ignora il più ampio contesto di aspettative sociali all'interno
del quale convivono sia i proprietari che gli azionisti. |
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Quarto, il perseguimento
del successo strategico di lungo periodo dell'azienda può essere messo
a repentaglio da una specializzazione di ruolo del management così ristretta
come quella immaginata da Friedman. In altri termini, il successo dell'azienda
nel lungo periodo non necessariamente è perseguito massimizzando il valore
per gli azionisti nel breve né ignorando sistematicamente i bisogni degli
stakeholder non-azionisti e della società in generale. |
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Quinto, la
crescente rilevanza degli asset immateriali (conoscenze, cultura, processi collaborativi
razionali eccetera) come fonte di vantaggio competitivo e di sostenibilità
di lungo termine ha determinato l'emergere dell'organizzazione d'impresa come
ecosistema indipendente reso coeso dai suoi valori fondanti, dalla sua cultura,
dalla sua storia, dai suoi uomini eccetera. Questo fenomeno irreversibile
ha evidentemente moltiplicato la dimensione del problema, oggi non ha più
senso pensare al management come "Agente" degli azionisti, in quanto
non esiste nessun insieme di azionisti in grado di produrre un pensiero strategico
e una competenza paragonabili a quelle espresse dal corpo immateriale di un'azienda.
Se l'azienda quindi è diventata un organismo indipendente che si autosviluppa,
gli azionisti, oltre a non poterlo controllare più di tanto, in realtà
non riescono più a capire neanche cosa vada controllato. |
I Modelli
Organizzativi orientati agli stakeholder. I sostenitori del modello shareholder
attribuiscono agli stakeholder solo un valore strumentale limitatamente ai contributi
da essi forniti per il raggiungimento del fine ultimo dell'impresa, ossia la massimizzazione
del valore per gli azionisti (Anshoff e Freeman 1984). I sostenitori del modello
stakeholder rigettano la visione economica e neoclassica per la spiegazione del
comportamento dell'impresa (principio dell'Utilità e modello contrattuale)
e si focalizzano invece sugli aspetti etico-morali. Vale la pena di fare un po'
di storia. Negli Stati Uniti il modello stakeholder, pur risultando latente nel
corso del XX secolo, ha sempre avuto numerosi supporter. L'elemento comune
di questi approcci è che la generazione di valore e la riconciliazione
degli interessi di tutti gli stakeholder avverrà in un non meglio precisato
"lungo termine". In particolare, è possibile sistematizzare il
modello stakeholder in almeno tre versioni principali:
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La versione utilitaristica
ammette, pur nell'ambito del primato della morale sul darwinismo economico, il
principio di utilità accettato in economia e attribuisce ancora agli stakeholder
un valore strumentale ai fini del raggiungimento degli scopi dell'organizzazione
d'impresa, che non sono però, in questo caso, limitati alla sola massimizzazione
del valore per gli azionisti). |
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La versione deontologica si fonda sull'idea
kantiana di attribuire a tutti gli stakeholder un valore intrinseco, per cui l'impresa
deve agire al fine di massimizzare, per quanto possibile, il loro benessere; s'intende
nell'ambito dell'esercizio delle proprie attività: l'impresa rimane un
soggetto economico di mercato e non diventa una associazione. |
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La versione
del caring (o della feminist philosophy) si fonda sulla valorizzazione delle relazioni
non contrattuali e sull'auto-imposizione da parte del manager di obblighi proporzionali
al livello di caring sviluppato e pone sullo stesso livello sia gli stakeholder
business-related (clienti, fornitori eccetera) sia quelli non business-related
(in particolare le comunità sociali). |
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Conclusioni Se
il concetto di impresa etica si deve applicare tout court alle medio/grandi imprese
che cosa si può fare nelle piccole imprese? Dal
punto mio personale di responsabile aziendale, non posso fare a meno di rilevare
che ho disatteso ai principi di una azienda etica anche se non ho inquinato né
sfruttato manodopera infantile: in questi anni ho operato pensando solo a rendere
più fiorente l'azienda, studiando espedienti redditizi. Questo ripensamento in
atto su etica dell'impresa (attenzione l'impresa non va intesa come un ente filantropico!)
mi porta a riflettere sul fatto che ho perso per strada alcuni valori e che, pur
non avendo come obiettivo alcuna certificazione, devo riposizionare alcuni approcci
al business. Credo
quindi che un'azienda piccola debba attenersi al modello organizzativo orientato
agli stakeholder, senza codificare in una infrastruttura il modello stesso. Una
possibile Agenda di importanti questioni irrisolte:
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Ridefinire la Responsabilità
Sociale d'Impresa(RSI); |
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chiarire se una impresa socialmente responsabile può
sopravvivere nell'ambiente competitivo attuale e prospettico; |
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definire le
regole per la Rsi; |
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verificare se il modello degli stakeholder descrive correttamente
la realtà; |
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stabilire cosa è una
" Stakeholder Theory";
stabilire cosa costituisce o determina uno "stake". |
Applicazioni pratiche:
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chiarire quali sono le implicazioni di una teoria
degli stakeholder per i manager; |
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chiarire quali sono le implicazioni di
una teoria degli stakeholder per la public policy; |
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chiarire quali sono
le implicazioni di una teoria degli stakeholder per l'istruzione. |
Non
ho ancora chiarito a me stessa la Teoria economica della relazionalità; mi pongo
l'obiettivo di approfondire e di sintetizzarla in un prossimo articolo. |
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NOTE
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| (1) |
stakeholders
= portatori di interessi. Uno stakeholder
(fiduciario) è una persona che tiene in custodia denaro o altra proprietà, durante il processo di definizione della proprietà stessa. La situazione spesso sorge quando due persone scommettono sulla conseguenza di un evento futuro e designano una terza persona come fiduciario, con il compito di custodire il denaro (o "stake[s]") scommesso da entrambi (letteralmente "legato ad un palo") finché l'evento si compie. Le Corti si comportano talvolta come fiduciari, custodendo la proprietà mentre la causa tra i possibili proprietari risolve il problema di chi ne sia il
titolare. Gli amministratori si comportano spesso come fiduciari, custodendo la proprietà finché i beneficiari siano divenuti maggiorenni, ad esempio. Un "agente" di impegno a garanzia è un genere di amministratore che è fiduciario, di solito in una situazione dove parte del prezzo di acquisto di una proprietà sia stato congelato finché una certa condizione sia stata soddisfatta. È un concetto molto vecchio, nella storia del diritto. Nelle ultime decadi del 20mo secolo, la parola "stakeholder" ha subito un’evoluzione, nel campo della gestione degli affari. Discutendo il processo decisionale di istituzioni -- incluso le grandi società per azioni, ma specialmente le organizzazioni senza scopo di lucro -- il concetto è stato ampliato per includere tutti coloro che hanno un interesse in ciò che l'entità sviluppa. Sono inclusi non solo i venditori, gli impiegati, ed i clienti, ma anche i membri di una comunità sulla quale gli uffici o la fabbrica dell’entità possono avere un impatto sull'economia locale o sull’ambiente. In tale contesto, "stakeholder" non solo include i direttori e gli amministratori della direzione (che sono fiduciari nel senso tradizionale della parola), ma anche tutte le persone che hanno contribuito, in ingresso, al capitale dell’entità, e che potrebbero essere "remunerate", in uscita, dall’entità considerata, come risultato della suia attività. I possessori di ogni genere separato di interesse negli affari dell'entità sono chiamati un "collegio d’interesse" così ci può essere un collegio d’interesse di azionisti, un collegio d’interesse di proprietari di proprietà adiacenti, un collegio d’interesse di banche al quale l'entità deve soldi e così via. In quel uso," collegio d’interesse" è un sinonimo per "fiduciario".
<<<
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| (2) |
Max
Clarkson (1922-1998) - Professor, University of Toronto - Founder of
the Centre for Corporate Social Performance and Ethics in the Faculty
of Management. Alcuni siti per approfondire l'argomento stakeholders
management:
-
http://www.cauxroundtable.org/TheClarksonPrinciplesofStakeholderManagement.html
-
http://www.valuebasedmanagement.net/methods_clarkson_principles.html
-
http://www.rotman.utoronto.ca/~stake/Principles.htm
<<< BACK |
| (3) |
Milton
Friedman (1912-) - Premio Nobel per l'Economia 1976 - One of the most
highly influential economists, political commentators and essayists of
the century, Milton Friedman is perhaps the best known living
economist. An ardent opponent of the Keynesian economics, Friedman led
the "Monetarist"
incarnation of the Chicago
School against the Keynesian
orthodoxy in the 1960s and early 1970s. (click here for our Survey
of Monetarism) - Si vedano altre informazioni bio e bibliografiche
ai seguenti siti:
-
http://cepa.newschool.edu/het/profiles/friedman.htm
-
http://www.ideachannel.com/Friedman.htm
-
http://www.nobel.se/economics/laureates/1976/
<<< BACK |
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[024.LS.TDF.2004 - 23.08.2004]
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