Per una proposta di legge sull'8 x 1000 alla ricerca scientifica

È una proposta che sta crescendo da più parti, seppure con connotati ed impostazioni diverse, in molti casi molto limitate ed auto-limitanti. Tuttavia vi sono ormai due proposte di legge - la Pisapia e la Milanese - che non mi sento di sostenere, per la loro impostazione: una specie di istituzionalizzazione di Telethon, con destinazione dei fondi alla sola ricerca medica (Pisapia), ed alla sola ricerca per la cura delle neoplasie (Milanese). Una proposta simile sembra sia stata avanzata anche dai parlamentari della Margherita. Da quando nel 2001 avanzammo la proposta su questo sito (si veda "Per iniziare la discussione sull'8x1000 alla ricerca scientifica), oltre ad un editoriale di Vincenzo Bellone (Direttore di Le Scienze), sono nate diverse pagine web che sostengono iniziative di legge in questa direzione. Una degna di nota è quella di Vincenzo Mellano, che promuove una legge ad ampio raggio, per dare la possibilità ai contribuenti di destinare l'8x1000 del proprio gettito fiscale alla ricerca scientifica, senza limitazioni. Personalmente ho firmato l'iniziativa di Mellano che, sino a prova contraria, appare slegata da carri partitici o servitù di varia natura, ed invito i lettori di questo articolo a fare altrettanto. 

Già nel seminario di Tecnologie di Frontiera e di Eurinome, tenutosi al Colombais (nei pressi di Carmagnola, Torino) il 24 aprile scorso, si è discusso di questo argomento, ed è stata avanzata la proposta di una manifestazione pubblica, da tenersi probabilmente entro l'anno a Torino, per conquistare all'iniziativa un numero maggiore di sostenitori, che riteniamo saranno numerosissimi, non appena sia dato reso disponibile un testo di proposta di legge, inquadrato in una strategia di ampio respiro, non autoghettizzante, alla quale sia possibile aderire senza contraddire la propria fede o appartenenza ideologica. Che la gente dia volentieri soldi alla ricerca, ad esempio quella medica (vedi Telethon) è ormai assodato, come è altrettanto evidente che una vasta maggioranza non ne può più del calderone fiscale, opaco e generico, in cui si gettano quantità enormi di denaro, senza che vi sia alcun ritorno tangibile.

Molti destinano l'8x1000 ad una confessione religiosa per fede; altri, pur di finalizzare, seppur minimamente, il proprio contributo, togliendolo dal calderone fiscale opaco ed incontrollabile. La proposta di legge Pisapia è quella di includere Telethon nella destinabilità dell'8x1000 esistente. Finora questa proposta è stata portata avanti in modo autoghettizzante, da organizzazioni ateiste, agnostiche o comunque animate da spirito anticlericale. Tale impostazione non può che suscitare l'ostilità di tutti coloro che sostengono le chiese e le loro opere di carità nel mondo, per quanto la Chiesa Cattolica abbia raccolto, nel 2003, qualcosa come 1,5 miliardi di Euro(!), ed abbia confessato che ciò va ben oltre le sue necessità.

È bene chiarirlo subito: l'ennesima proposta "contro" non serve a nessuno, e non può che avere un orizzonte molto limitato. Non a caso la proposta Pisapia (Rifondazione Comunista) è rimasta nei cassetti del parlamento ormai da qualche anno, e non se ne è sentito mai parlare: la si può rintracciare solo facendo ricerche sull'internet. Ciò che serve sono PROPOSTE PER, e non proposte contro.

La proposta 2891, dell'On. Guido Milanese (Forza Italia), del 30 settembre 2002, chiede unicamente di modificare due righe della stessa legge. La proposta recita così:

Leggendo il testo della legge, risulta intanto che gli scopi cui è destinabile l'8x1000 dell'IRPEF sono "scopi di interesse sociale o di carattere umanitario", quindi non soltanto le confessioni religiose. Molte organizzazioni di volontariato laico potrebbero quindi richiedere che il loro nome compaia accanto a quello della Chiesa Cattolica e delle diverse confessioni, come possibili destinatari dell'attuale 8x1000? Una riflessione in proposito sarebbe d'obbligo.

Comunque, qualsiasi proposta che sostenga l'allargamento delle categorie aspiranti all'attuale 8x1000 non potrà che provocare guerre di religione e levate di scudi, tutte cose la cui necessità ed opportunità sono attualmente paragonabili a quelle di un'invasione di locuste.

In secondo luogo, la possibilità per i cittadini sovrani di destinare in modo esplicito (e controllabile) parti crescenti del loro gettito fiscale è per noi neo-umanisti un fattore strategico, più che un'eccezione, quindi siamo a favore di un deciso allargamento dell'istituto dell'8x1000, anziché delle categorie aventi diritto.

Proponiamo quindi di istituire UN ALTRO 8X1000, accanto a quello esistente. La destinabilità di tale contributo potrebbe comprendere:

- fondi per le diverse branche della ricerca scientifica;

- un fondo per la scuola pubblica;

- un fondo per la sanità pubblica;

- un fondo per il finanziamento (vero) delle idee e dei progetti;

- un fondo per il finanziamento di soluzioni a problemi complessi, pubblicamente esposti in rete (pay for thinking);

- un fondo per la conservazione e lo sfruttamento del patrimonio artistico e culturale.

Se non fosse sufficiente un altro 8x1000, se ne potranno istituire in numero maggiore. Il governo Berlusconi sta comunque discutendo una riforma federale geografica, che - se fosse seria - prevederebbe comunque la rinuncia a parte del gettito fiscale da parte dello Stato centrale, in favore delle Regioni. La nostra proposta va invece nel senso del federalismo funzionale: lo Stato rinuncerebbe a parte del gettito fiscale, in favore di fondi esecutivi mono-tematici, il cui bilancio sarebbe pubblico e facilmente controllabile da parte dei cittadini. Mediante le loro scelte i cittadini potrebbero dare inoltre un voto alla gestione, premiando le gestioni migliori e punendo i corrotti e gli inefficienti. Su questa strada si potrebbero aggiungere altri strumenti di democrazia diretta: ai cittadini è dato modo di manifestare telematicamente ogni anno il gradimento o lo sgradimento per i gestori, e questo "voto" influisce direttamente sullo stipendio dei medesimi. La maggiore o minore riuscita della raccolta, per ogni fondo, sarà anche un metodo di democrazia diretta, con cui i cittadini sovrani manifesteranno il loro appoggio a determinate ricerche scientifiche e tecnologiche. Una specie di "borsa valori" destinata a finanziare attività che non possono basarsi se non sul supporto pubblico. Ciò spingerà, fra l'altro, gli scienziati ad una politica di totale apertura e di educazione verso i cittadini, finalmente concepiti come sponsor e micro-investitori, e non più dallo stato come mucche da mungere.

Se il metodo avrà successo, si intravedono altri fondi all'orizzonte, ad esempio: qualità dell'aria e dell'acqua, utilizzo dei rifiuti, manutenzione idrogeologica e miglioramento del territorio, lotta alla desertificazione.

Nel prossimo periodo ci ripromettiamo di pubblicare in modo esauriente il testo della legge attuale, e di preparare una proposta di modifica, secondo le linee guida esposte in questo articolo.

[026.AA.TDF.2004 - 16.09.2004]