Piu' di 110 milioni di Terrestri manifestano per la pace.

Rompere i monopoli! Privatizzare il petrolio! 

di Adriano Autino


T. Jefferson scrisse: "Tutti gli uomini sono creati uguali, e liberi..." 

Dalla Dichiarazione di indipendenza al Congresso, il 4 luglio 1776. - La Dichiarazione unanime dei tredici Stati Uniti d'America: 

"[...] Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità. Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l'esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d'un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all'assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l'avvenire. [...]" (Per vedere il testo completo.)

Come chiunque può vedere, Thomas Jefferson scrisse che tutti gli uomini (oggi aggiungeremmo "e le donne", o diremmo meglio "gli umani") sono creati uguali, liberi, e dotati di certi diritti fondamentali. Egli non ha scritto: "I lobbysti del petrolio e delle armi sono creati uguali, liberi, mentre il resto degli umani sono creati schiavi." 

Il 15 febbraio 2003 più di 110 milioni di persone (fonte: CNN) hanno manifestato per la pace, e contro la guerra in Iraq. Ho ascoltato la radio e la tv per tutto il giorno, e non ho avvertito che le manifestazioni siano state caratterizzate da particolari sentimenti anti-americani. Quattro milioni a Roma, più di un milione a Londra, due milioni a Madrid, molte centinaia di migliaia a New-York, nonostante la proibizione del governo di Washington. 

Si tratta di un grande movimento anti-guerra, senza precedenti, ed è qualche cosa su cui occorre riflettere. 

Al tempo dell'intervento militare in Afghanistan, un anno fa, noi scrivevamo, (La libertà è un'arma potente o un'arma moderna?): 

"Bush non poteva, dopo un'evento assurdo e terribile come quello dell'11 settembre, che riscuotere un ampio consenso intorno alla propria azione militare, anche da parte dei molti che, tradizionalmente (e mi metto tra questi), sono critici nei confronti delle "soluzioni militari" ai conflitti sociali. E nessuno piange certo per la fine del regime taleban, una delle dittature più retrograde ed antistoriche che si siano affacciate sulla scena mondiale negli ultimi decenni. Adesso, pero', Bush si trova davanti ad un bivio: tentare di utilizzare politicamente il consenso ottenuto per muovere guerra ad altri "stati canaglia", anche se il loro collegamento con i fatti dell'11 settembre sono molto meno evidenti di quelli di Bin Laden e soci. Oppure amministrare saggiamente il consenso, e fare un passo avanti sulla strada di una leadership più illuminata, e più rispettosa dei diritti degli innocenti e degli alleati (sia nel suo paese che fuori). Da parte mia gli consiglio questa seconda strada. Nel caso della guerra afgana ha prevalso nell'opinione pubblica più attenta ai diritti umani il desiderio di punire i colpevoli dell'orrenda strage di New York e di veder finalmente sorridere le donne afgane. Confido che, se si cedesse alla tentazione imperialista, di considerare terrorista qualsiasi disgraziato terrestre che tenta, pur con mezzi inadeguati, di conquistare i propri diritti (come fa, ad esempio, l'israeliano Sharon, per altro pubblicamente contestato nel suo stesso esercito), la stessa opinione pubblica avrebbe molto da obiettare, e non concederebbe lo stesso consenso." 

Ciò che sta accadendo in questi giorni è la conferma esatta di quelle previsioni. 

Più di 100 milioni di persone hanno testimoniato la loro volontà di essere liberi. A differenza dei movimenti pacifisti del XX secolo (pesantemente segnati dal conflitto di classe), questo movimento sceglie decisamente la non violenza, e rifiuta la violenza, sia quella dello stato che quella dei terroristi, come mezzo per risolvere i conflitti. Certo, permangono rimasugli delle vecchie ideologie, e semplificazioni molto ingenue: molti ancora danno tutte le colpe al capitalismo. Ma noi ora siamo in grado di vedere l'era industriale con sguardo più sereno, e, se possiamo dare certamente molte colpe al capitalismo, sia come ideologia che come pratica, come potremmo ancora non vedere le colpe del pensiero e della pratica collettivista? 

Finalmente dovremmo risolverci a considerare che nessuno dei sistemi sociali sviluppatisi durante l'era industriale era buono abbastanza (per essere gentili) allora, e certamente non sono abbastanza buoni oggi, nel pieno dell'era elettronica e dell'economia terrestre globalizzata! 

Il modello collettivista contiene alcuni bug molto pesanti: (i) nonostante le migliori intenzioni, non può impedire alla burocrazia di congelare il potere nelle proprie mani e di sopprimere l'iniziativa individuale; (ii) taglia l'eccellenza, nel tentativo di aiutare gli ultimi; (iii) pretende di centralizzare tutte le decisioni, e così facendo ferma l'economia; (iv) il più delle volte la degenerazione della burocrazia ha dato origine a tirannie e dittature orribili (nazisti, stalinisti, fascisti, ecc...) (v) la burocrazia fa molta propagando solidaristica, dice di agire nell'interesse del popolo, mentre i governanti sono corrotti. 

Il modello capitalista ha anch'esso difetti molto gravi: (i) permette la crescita di mostri monopolisti come il cartello del petrolio e la Microsoft (ii) mortifica la giustizia, permettendo alle persone molto ricche di evitare di pagare per i loro crimini (iii) permette ai poteri economici di promuovere guerre e distruzioni per mantenere il loro potere e sopprimere la concorrenza (iv) i governanti sono corrotti, e fanno spesso spudoratamente i proprii interessi personali, in barba a qualsiasi imparzialità. 

Non si può inoltre fare a meno di notare che, nonostante tutte le nostre pretese di essere i campioni della libertà e della democrazia, i nostri sistemi ancora non sono dotati di sistemi (telematici) adatti a permettere la vera espressione veloce ed a basso costo della volontà popolare. Per esprimere la loro volontà, le persone ancora sono costrette a scendere in piazza, come durante il secolo scorso! E, talvolta, il "re" cerca di proibire tale diritto come, 227 anni fa, Re Giorgio cercò di proibire la libertà delle colonie!

Le prove molto cattive date dalle società collettiviste durante il XX secolo ci portano oggi ad orientarci verso un pensiero più libertario. Ma, attenzione, anche qui abbiamo un problema: i grandi compiti che abbiamo di fronte richiedono di raggruppare forze e sforzi. Sicuramente dovremmo ripensare all'inizio della rivoluzione borghese, perché la lotta per i diritti umani, contro i "diritti divini del re" non è mai realmente finita. E non dimentichiamo che tali diritti ancora non sono estesi a tutti i Terrestri. Ma abbiamo anche bisogno di muoverci in avanti: è opportuno pensare un'etica in ambiente di libertà ed autogoverno, pensare alla salvaguardia del valore, che ogni persona apporta in una società o in un'organizzazione, o comunque in un gruppo che collabora su obiettivi. Occorre ripensare a tutte le negoziazioni in modo radicalmente nuovo, dove l'etica, la lealtà e la bellezza (dei rapporti) siano valori primari. In una società dove i collegamenti non sono più strutturali, chiunque è libero di rompere i collegamenti (cliente-fornitore) e di andare altrove. Se le relazioni umane non miglioreranno, se non impareremo a riconoscere il valore delle persone senza che queste siano costrette a lottare per il riconoscimento, finiremo per non avere più relazioni umane stabili, e quindi entreremo in una fase di estrema precarietà esistenziale. Sarebbe la fine del mercato, cioè di qualsiasi (intendo qualsiasi) organizzazione sociale. È facile: persino i monopolisti del petrolio finiranno per capirlo. 

Più che mai, io credo negli esseri umani. Tutte le creature umane hanno un cervello, ed un'intelligenza evoluta. Tutte le creature umane (intendo tutte) sono nate libere, e hanno diritto di trasformare le loro proprietà in ricchezza, benessere, dignita' personale. 

Che gli Irakeni ed i Curdi abbiano i loro diritti e le loro proprietà! Speriamo che comincino una politica commerciale intelligente, finalizzata a competere – e non a collaborare – con l'OPEC! A questo punto dovrebbe essere loro evidente che il Sig. Hussein non ha fatto il loro interesse, durante tutto il suo governo tirannico: pur possedendo la metà del petrolio terrestre i loro bambini muoiono, privi delle medicine più comuni. Come minimo, dovrebbero eleggere un altro governo. 

E speriamo che il Sig. Bush capisca che i tiranni del petrolio non meritano il sacrificio della vita di molti bravi ragazzi Americani ed Irakeni. 

Speriamo che molte persone ed aziende in tutto il mondo capiscano che l'avvio di una vera concorrenza, nel settore del petrolio, porterebbe alla rivitalizzazione dell' intera economia. 

Speriamo che qualche imprenditore petrolifero ricominci a tentare di meritarsi tale titolo (di imprenditore), e finalmente accetti di evolvere verso nuove tecnologie energetiche! 

Rompere i monopoli! 

Privatizzare l'industria del petrolio!

[003.AA.TDF.2003 - 16.02.2003]