Lo stato della ricerca europea: situazione attuale e futuri sviluppi

di Massimo Barbieri (barbieri.ma@libero.it)


Introduzione

L'Unione europea sta attualmente investendo meno nella ricerca rispetto ai maggiori competitori e tale differenza sta aumentando, anche se in alcuni settori quali medicina, chimica, telecomunicazioni e l'aeronautica l'Europa si trova in una posizione di netto vantaggio. Rimane il problema dell'esodo dei ricercatori europei in USA, dove si propongono migliori prospettive d'impiego. Inoltre il numero di brevetti è in calo.


Investimenti in attività di ricerca & sviluppo

È innegabile che gli investimenti in attività di ricerca & sviluppo (R & S) siano essenziali per il processo innovativo e quindi per la crescita dell'attuale economia e la creazione di valore per le imprese.
L'importanza di questo settore è tale che la Commissione europea ha fissato una serie di obiettivi da raggiungere, tra i quali la creazione di uno Spazio europeo della ricerca (SER) e l'aumento della spesa per la ricerca al 3% del prodotto interno lordo (PIL). Tali proposte sono state giudicate favorevolmente dai membri del Comitato economico e sociale europeo (CESE) che, in occasione della sessione plenaria del 28 febbraio scorso, sono stati concordi nel ritenere la R & S un investimento e non un costo, in particolare "nei momenti di rallentamento economico".
Il commissario europeo per la ricerca Philippe Busquin ha inoltre dichiarato, in un recente discorso pronunciato presso l'"Institut Royal des Elites du Travail de Belgique" che, per incrementare la spesa per la ricerca e l'innovazione in Europa, l'unica soluzione possibile consiste nello sviluppo del settore pubblico (poiché a livello nazionale esiste ancora un potenziale inutilizzato) e nel coordinamento degli strumenti giuridici, con l'adozione del brevetto comunitario e la conseguente riduzione di ostacoli normativi in modo da garantire un ambiente più favorevole per la ricerca.
Anche Achilleas Mitsos ha ribadito la responsabilità del settore pubblico, al quale spetta creare un ambiente favorevole agli investimenti privati, sottolineando l'importanza del benchmarking quale strumento fondamentale per lo sviluppo del SER. Dal momento che l'Europa è in ritardo nel passaggio all'economia basata sulla conoscenza e che attualmente la spesa per la ricerca è pari all'1,9 % del PIL (contro il 2,7 % degli USA e il 3 % del Giappone), Mitsos pone l'accento sull'aumento degli investimenti nella ricerca "non come atto dovuto, ma come condizione essenziale per lo sviluppo". "L'unico modo per rafforzare realmente la posizione competitiva dell'Europa sulla scena internazionale è investire nel settore della conoscenza, non solo nell'ambito della ricerca ma anche dell'istruzione".
Secondo quanto affermato dal responsabile della Direzione K - Economia e società della conoscenza all'interno della DG Ricerca della Commissione, Jean-François Marchipont, la ricerca socioeconomica costituisce un elemento essenziale per la gestione del progresso scientifico, in quanto assolve tre principali funzioni: migliorare la base scientifica delle politiche europee e nazionali, misurare con precisione le conseguenze sociali dovute al progresso scientifico e identificare le tendenze scientifiche che servono a orientare il processo decisionale e di definizione delle priorità.
Secondo quanto dichiarato dal prof. Ioannis Vasalos, presidente del Centro di ricerca e tecnologia greco CERTH e amministratore delegato del Parco tecnologico di Salonicco (TTP), l'attività di ricerca nell'Europa sud-orientale appare frammentata e dipende troppo dai finanziamenti pubblici, mentre si registra una scarsa partecipazione da parte dei privati. In tale contesto quindi la strategia di cooperazione dell'Europa sud-orientale dovrebbe puntare alla promozione di reti di cooperazione fra gli istituti. In un recente discorso Yannis Papanicolaou ha sottolineato l'importanza di incrementare la collaborazione scientifica con la regione del Mar Nero attraverso il 6PQ, poiché tali paesi sono essenziali per lo sviluppo di un SER più ampio. In tale contesto il Segretario generale greco per la R & S Dimitris Deniozos ha affermato che "occorre creare una nuova generazione di imprese le cui attività si estendano a settori quali le nanotecnologie, le biotecnologie e le tecnologie dell'informazione".



Relazione annuale sulla situazione della RST

Nella relazione annuale 2002 (pubblicata il 20 marzo 2003) sulla situazione della ricerca e sviluppo tecnologico (RST) nel 2001, anno quasi esclusivamente dedicato ai preparativi per l'attuazione del 6° Programma Quadro (6PQ), la Comunità Europea ha affermato che, nell'anno preso in esame, la politica di ricerca comunitaria ha registrato uno "sviluppo senza precedenti". Nel documento si sono illustrati i principali traguardi raggiunti nella realizzazione del SER, tra cui la pubblicazione dei primi risultati del benchmarking delle politiche nazionali di RST.
Nella relazione si è in particolare sottolineato i continui successi del 5PQ: nel terzo anno di attività sono stati infatti conclusi quasi 5.000 contratti, per un totale di oltre 23.000 partecipanti. L'Unione Europea ha sostenuto tali progetti con un contributo finanziario di circa 3,7 milioni di Euro.
Rispetto al 2000 si è registrato un notevole miglioramento nel tasso di proposte di progetto accolte: dal 28 % al 48 % del 2001; mentre pressoché invariata all'86 % è rimasta la percentuale del livello di partecipazione di ricercatori provenienti dagli Stati membri.
Nella relazione si è dedicata una particolare attenzione alle PMI e al loro coinvolgimento nella ricerca. Nel 2001 oltre 4.600 PMI hanno firmato un contratto. Inoltre queste imprese hanno costituito più del 23 % dei partecipanti ai quattro programmi tematici e hanno ricevuto oltre il 15 % dei finanziamenti totali dedicati a tali programmi.


I punti di forza della ricerca europea

Per quanto riguarda la ricerca in materia di tecnologie ambientali, il commissario per la Ricerca Philippe Busquin ha rilevato che "senza la ricerca pionieristica dell'Europa, forse non sarebbe stato possibile sviluppare le innovazioni ambientali di cui noi oggi disponiamo".
L'Europa è inoltre all'avanguardia nel campo della ricerca polare artica: un esempio del primato della UE in questo settore è costituito dal progetto EPICA per la perforazione dei ghiacciai antartici.
La Commissione europea sta finanziando un'iniziativa triennale per lo sviluppo della tecnologia necessaria per la realizzazione di pompe di combustibile idrogeno presso le tradizionali stazioni di servizio, collegandole ai metanodotti già presenti a livello nazionale.
Tale progetto internazionale, denominato "Hydrofueler", riceverà un finanziamento di 1,62 milioni di € stanziato nell'ambito del programma "Energia, ambiente e sviluppo sostenibile" del 5PQ.
Uno dei principali ostacoli alla diffusione dell'auto alimentata a idrogeno risiede nella difficoltà di garantire un efficace sistema di distribuzione dell'idrogeno per l'alimentazione delle pile a combustibile.
I processi industriali consentono già la produzione di H2 a partire dal gas naturale, ma questi metodi non possono essere applicati a un impianto di dimensioni adatte a una stazione di servizio.
Il gruppo di ricerca ritiene di essere giunto alla soluzione del problema, che risiede nell'integrazione di un'innovativa tecnologia per lo scambio di calore, di nuovi sistemi di gestione e utilizzo del calore e della pressione all'interno di un reattore, di un nuovo reattore compatto laminato e di catalizzatori nanocristallini rivestiti che aumentano l'efficienza delle reazioni.
Secondo i partecipanti alla riunione annuale dell'AAAS (American Association for the Advancement of Science), l'Europa è in vantaggio rispetto agli USA per ciò che concerne lo sviluppo di nuove fonti di energia rinnovabile e l'elaborazione di una solida politica ambientale.
L'energia eolica è la fonte rinnovabile che registra lo sviluppo più rapido, con un'attuale capacità produttiva mondiale di circa 30.000 megawatt. Secondo le stime, fra cinque anni tale capacità dovrebbe raggiungere i 60.000 megawatt.
Il progetto ITER (reattore sperimentale internazionale termonucleare), che valuterà la fattibilità scientifica e tecnologica della produzione di energia generata da fusione, riveste un'importanza fondamentale, a detta di Philippe Busquin e del Ministro francese per la ricerca Claudie Haigneré, per il conseguimento dell'obiettivo dell'Europa di sviluppare forme di energia sostenibile, poiché il reattore ITER è il primo impianto in grado di produrre energia termica a livello di una centrale elettrica.


Bibliografia

CORDIS FOCUS n° 215, 24 febbraio 2003
CORDIS FOCUS n° 216, 10 marzo 2003
CORDIS FOCUS n° 218, 7 aprile 2003
http://europa.eu.int/comm/research/press_en.htm

[010.MB.TDF.2003 - 18.06.2003]