Perché scegliamo di pubblicare, nel 2003, un articolo del 1994

di Adriano Autino

Il reportage di Marsha Freeman sul 45mo Congresso IAF, tenutosi a Gerusalemme nel 1994, mi sembra molto utile ed opportuno, da riproporre alla riflessione odierna, per i molti temi -- cruciali anche oggi, se non di rilevanza persino maggiore -- cui fa riferimento. Ovviamente il fatto di pubblicare l'articolo di Marsha Freeman non significa concordare con il 100% di quanto vi è scritto. In particolare, trovo piuttosto datato il fatto di annoverare ancora la spesa spaziale insieme a quella militare (del resto il muro di Berlino era caduto da neppure tre anni, e la space community stenta ancora oggi a superare la cultura della guerra fredda), ma questo è l'unico appunto che mi sento di fare ad un articolo altrimenti rigoroso e, per molti giudizi in esso espressi, largamente condivisibile.

Intanto pare che, in quel congresso, si sia sviluppata una discussione, cui sinceramente avrei voluto assistere, tra i sostenitori di una filosofia umanista, o astronautico umanista, e gli avvocati del cosiddetto sviluppo sostenibile. Pare anzi, a leggere il resoconto della Freeman, che tale dibattito abbia attraversato tutto il congresso, e che spesso Ehricke sia stato riferito come il più convinto assertore di una filosofia umanista, orientata ad un modello di mondo aperto, che guarda in alto, opposta al pecceiano e suolo-centrico concetto dei cosiddetti limiti dello sviluppo.

Ora, la prima domanda che mi viene alla mente è questa: che fine ha fatto quella discussione? Perché non è uscita dalla space community per finire in televisione, sui giornali, nei talk-show, nella discussione politica quotidiana della gente? E dove sono i frutti, e forse le sintesi di ordine superiore, che avrebbero potuto nascere da quella dialettica? Inutile cercare tutto ciò nella realtà odierna, perché quella discussione è stata insabbiata, come tante altre discussioni dall'enorme potenziale, ritenute forse eversive da chi decide sulle nostre teste ciò che dobbiamo e non dobbiamo ascoltare e discutere.

Forse la sede di Gerusalemme si prestava particolarmente alle discussioni filosofiche: per loro stessa ammissione "gli Ebrei sono tradizionalmente preoccupati per il mondo". Fatto sta che, in nessuno dei congressi astronautici cui ho potuto assistere, dopo il 1997, ho potuto vedere una discussione filosofica così viva e scevra da accenti retorici, come quella che ci racconta la Freeman.

Ed è stato proprio il nostro Marco Bernasconi (citato nell'articolo) che, nella sua presentazione al Congresso del 1994, ha ricordato la definizione di Umanesimo Astronautico, che eccellentemente si adatta a definire l'approccio filosofico dalla parte degli umani, e quindi contrario al neo-luddismo ecologista. A sette anni di distanza, la definizione di Luddisti si adatta ancora benissimo, e forse anche di più, ai sostenitori dello sviluppo sostenibile. 

La questione sociale viene vista nei suoi veri termini, sia da Bernasconi che da Yzak Rabin, leader israeliano, premio Nobel per la pace 1994, assassinato il 4 novembre 1995. Secondo quest'ultimo "la maggior sfida alla pace nella regione medio-orientale è che Israele è un'isola di prosperità in un mare di povertà" (si veda anche, su TdF, "Medio Oriente: le colpe, le ferite e la cura"). Secondo Bernasconi qualsiasi ideologia orientata alla miseria non può che portare alla miseria, alla coercizione, alla mancanza di libertà, ad involuzioni autoritarie. 

Mi sento di affermare che quanto sopra è un "rasoio di Occam" molto valido, per discriminare chi, nel secolo scorso, nel pieno dei drammi sociali dell'era industriale, è stato dalla parte della libertà, dello sviluppo e della promozione sociale degli umani (quale che fosse la sua appartenenza politica) da chi invece operava per affermare regimi coercitivi, razzisti, anti-umani. Molti modelli di società futura si sono basati (e purtroppo si basano) su una rigorosa spartizione dei sacrifici e della miseria, sia in campo socialista che in campo liberale. Pochi modelli invece – e quello di Krafft Ehricke è certamente uno – includono piani concreti per una società dell'abbondanza. Non ne troverete certo nel campo delle sinistre staliniane e socialdemocratiche, né in quello delle destre fasciste, naziste, pinochetiste, ma neppure in quello delle destre di modello tatcheriano. Guardando da qui e da ora, l'unico filosofo che può parlare concretamente di società dell'abbondanza, nel secolo scorso, senza essere tacciato di populismo e demagogia, è proprio Krafft Ehricke. Egli infatti indica la strada concreta, l'unica, che consentirà al genere umano di accedere a risorse praticamente infinite: la via dello spazio.

Ehricke ha un'altra intuizione geniale, forse quella di maggior valore, in tutta la sua opera: tutti i suoi scritti hanno un'impostazione scientifica e filosofica. È molto difficile trovarvi accenti politici. Significa che, in cuor suo, pur parlando di industrializzazione del sistema Geo-Lunare, Ehricke si era già lasciato alle spalle l'era industriale, con le sue ossessioni classiste, ed aveva già chiaro in mente che i problemi, nel millennio a venire, sarebbero stati principalmente di natura scientifica, tecnologica e filosofica: vincere il pozzo gravitazionale, abituarsi a vivere in costruzioni del tutto articiali, nel vuoto e nell'assenza di gravità non è uno scherzo, e richiederà tutto l'impegno (scientifico e filosofico) dell'unica specie intelligente sinora conosciuta, in questa parte dell'Universo. 

Che importanza può avere, in una situazione di abbondanza di risorse e di energia, la forma di governo che si viene a stabilire? Purchè non sia un governo coercivitivo, ed i cittadini siano finalmente sovrani. Ciò che conta non è neppure che tutti vivano nell'abbondanza (in fondo non si può obbligare la gente neppure ad arricchirsi): l'importante è che vi sia disponibilità di ricchezza per tutti, e che vi siano molte persone disposte ad imparare e ad insegnare. Anche chi vuole troppa ricchezza per sé, non avrà più motivo di toglierla ad altri, e non avrà più nessuna scusa (se mai ve ne sono state) per opprimere e tiranneggiare altri. La priorità delle priorità, l'obiettivo da porsi, è quindi quello dell'abbondanza. Cosa che, aggiungiamo noi, non è possibile se non in un contesto di economia crescente in continuo. 

Ehricke aveva quindi ragione, definendo la sua filosofia "Imperativo Extraterrestre". Certo, suona un po' forte, specie se si pensa che Krafft Ehricke faceva parte del gruppo di Von Braun, che aveva lavorato al programma missilistico hitleriano, nell'isola di Penemunde, e che fu trasferito negli Stati Uniti dopo la fine del secondo conflitto mondiale, per lavorare all'allora nascente programma spaziale staunitense. Ma basta leggere gli scritti di Ehricke, per rendersi conto che il suo pensiero è quanto di più lontano vi possa essere dall'ideologia coercitiva e razzista del Nazismo. Non vi è razzismo né sciovinismo, nel lavoro di Ehricke: egli ha dedicato la sua vita alla scienza, e gli ultimi decenni ad un sincero sforzo di aiutare l'umanità intera, un intento umanista, quindi, astronautico umanista. 

Ed in effetti la scelta spaziale, analizzata nei suoi veri termini, è più un imperativo che un'opzione, per la continuazione della civiltà umana (sul tema della Space Option, si veda anche "Is Technology the Limiting Factor for Implementing the Space Option?" Marco C. Bernasconi, "How the 21st-Century Society Can Sustain the Implementation of the Space Option" Marco C. Bernasconi , "The Space Option - a précis" Marco C. Bernasconi and Arthur R. Woods).

Ma nel congresso del 1994 è stato toccato un altro tema, anche questo di grande interesse per i neo-umanisti, quello del patrimonio umano: "Le persone sono risorse", titola Marsha Freeman, per commentare le significative parole del Prof. Yuval Ne'eman, presidente dell'Agenzia Spaziale Israeliana, secondo cui "la principale risorsa di Israele sono le persone". Si tratta di un concetto strettamente legato al tema della crescita e della continuazione della civiltà umana: in un sistema aperto, ad economia crescente, in condizioni di abbondanza di risorse, la crescita numerica della nostra specie non solo non è più un problema, ma diventa condizione necessaria, per affrontare le sfide ed i compiti che si prospettano. 

Sei miliardi e mezzo di persone (l'attuale Civiltà Terrestre) non sono che il nucleo iniziale, della Civiltà Solare a venire!

Anche la Freeman sembra dare la priorità al tema del patrimonio umano, visto che nel titolo del suo pezzo auspica la definitiva sepoltura delle teorie malthusiane. E questo mi rincuora molto, personalmente, visto che mi sono trovato spesso in minoranza (anche tra umanisti astronautici), a difendere il diritto degli umani alla procreazione e la necessità della crescita numerica per la specie e soprattutto per la civiltà. 

La concezione dello sviluppo, dell'industrializzazione e del rapporto con la natura è molto chiara ed avanti nei tempi, nella visione di Krafft Ehricke: "una politica completamente opposta [a quella della cosiddetta sostenibilità n.e.] – usando scienza e tecnologia per elevare l'umanità porterebbe alla cooperazione internazionale, al superamento dei limiti delle risorse, ad una rivoluzione industriale globale, ed alla conservazione della biosfera."

Ripartire da Ehricke, a quasi vent'anni dalla sua morte, avvenuta nel 1984, è oggi quanto mai opportuno ed urgente. Prima di lasciare prematuramente il nostro mondo, Ehricke stava discutendo la pubblicazione in volume dei suoi scritti, ma ancora oggi questo non è avvenuto. 

Noi pensiamo che non sia il caso di attendere oltre, a far conoscere al mondo l'opera dell'unico filosofo che sia stato capace di indicare, nel mezzo del secolo scorso, la via dello spazio e di associarla alla soluzione dei problemi di sviluppo dell'umanità. 

Tecnologie di Frontiera, in collaborazione con Space Future, inizierà quindi la pubblicazione sul web (con il permesso della famiglia di Krafft Ehricke) di alcuni scritti  – la collezione di paper intitolata "L'Imperativo Extraterrestre" – di Krafft Ehricke, nostro grande e compianto maestro. 

[007.AA.TDF.2003 - 02.05.2003]